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E se non “mi” mangia?

Prima di tutto: in Italia, come in buona parte del mondo occidentale, è facile che vostro figlio mangi troppo (o anche troppo e male). Secondo gli ultimi dati, nel nostro Paese c’è l’11% di bambini obesi e il 22,9% in sovrappeso (se volete approfondire, trovate online alcuni dati).

Detto questo, non essendo una nutrizionista, mi piacerebbe condividere alcuni consigli di buonsenso che ho imparato nel tempo – il famoso learning by doing, fondamentale quando ci si trova improvvisamente alle prese con un cucciolo d’uomo.

A partire dal titolo. Qui veramente il suggerimento è linguistico e di un’altra mamma, Silvia di Genitoricrescono, che, mentre lavoravamo insieme a un libro di consigli dalle mamme per le mamme, mi ha illuminato: “Se usiamo la maledetta particella mi, il cosiddetto dativo etico o affettivo, inconsciamente accettiamo l’equazione che se un bimbo rifiuta il cibo, rifiuta la madre. Perfetta per generare sensi di colpa a raffica e circoli viziosi infiniti. Iniziamo a dire: il mio bambino non mangia molto, è già meglio!”. E anche se non commettete l’errore grammaticale, attenzione che il vostro cervello non faccia scattare ugualmente l’analogia rifiuta il cibo quindi rifiuta me perché sono una madre inadeguata eccetera eccetera.

Fatto? Bene.

Poi, come qualunque pediatra sarà felice di confermarvi, i bambini che hanno il frigorifero pieno non muoiono di fame. Il problema non è farli mangiare di più (ovviamente, stiamo parlando di bimbi in buona salute, in assenza di particolari patologie, solo con meno appetito o meno curiosità alimentare di altri), ma di farli mangiare meglio.
E qui arrivarono le regolette. Le mie, certo: non sono vangelo, non penso vadano bene per tutti, sono in buona parte mutuate dalle nostre abitudini alimentari con una spruzzata di saggezza della nonna, che fa sempre bene.

1. Date il buon esempio
Eh sì, vi tocca pure a tavola, mi spiace. Inutile lamentarsi perché il bambino vivrebbe di crocchette di patate o pastrocchi fritti e “non mangia la verdura” (o il pesce, o la frutta) se voi per primi non li portate mai in tavola, non li consumate, non li cucinate. O, peggio, se la tavola è un fiorire di schifezze proibite e lui si trova nel piatto il nasello in bianco.

2. Niente fuoripasto
Si mangia a colazione, a pranzo, a merenda e a cena. Fine. Ok, il gelato qualche volta, ma dovrebbe sostituire la merenda, mai essere un di più. Insisto nel talebanesimo: almeno un pasto al giorno, quello serale, dovrebbe essere quasi un rito, in cui ci si ritrova, tutte le volte che si può, insieme a tavola.

3. Sperimentate e cucinate con loro
Provate nuove ricette, nuovi sapori, nuove combinazioni. Il cibo deve essere un’esperienza curiosa e divertente, non un rito incolore. E chiedete ai bimbi, non appena l’età lo consente, di aiutarvi in cucina. Sarà molto più interessante per loro sedersi a tavola, poi.

4. Quando si mangia, si mangia
Cosa dicono a noi adulti quando vogliamo tenere d’occhio il peso? Di non mangiare facendo altre cose, perché si perde il conto delle calorie ingurgitate. L’educazione alimentare passa anche attraverso la focalizzazione sul cibo, i colori, i sapori. Non si mangia quando si gioca o si legge e mai e poi mai si mangia guardando la televisione. Sì, caricare un dvd o girare sul canale dei cartoni animati è più facile. No, però non va bene.

5. Se trasgredite, fatelo bene
La cena a base di hamburger, salse e patatine fritte, la cioccolata fuori pasto, la caramella: fatelo, per carità, non si può essere sempre rigidi. Annunciatelo però come una grande trasgressione, chiarite che è l’eccezione alla regola, godetevela tutta senza sensi di colpa (voi e loro) e poi rientrate nei ranghi.

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato giovedì 15/03/12 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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