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Il cervello dei nativi e il futuro della specie digitale

Usare Internet ci cambia. E cambia i nostri figli. E non parlo solo dei nostri modi di costruire il sapere e di comunicare, di ricercare informazioni e apprendere: ci cambia nel profondo, dal punto di vista fisiologico.

Come genitori ed educatori, come mondo degli adulti in generale, dobbiamo confrontarci con un’evoluzione che viene sempre più esplorata da una serie di indagini e che mette in prospettiva una mutazione non solo di comportamenti sociali ma bio-cognitiva che riguarda la penetrazione nella vita quotidiana della connessione al web e la riconfigurazione del sistema neurale.

Da una parte – spiega un recente articolo della Harward Business Reviewi nativi digitali sembrano essere più intelligenti in una serie di funzioni cognitive: presentano un maggiore sviluppo delle parti del cervello che gestiscono la memoria a breve termine, lo smistamento di informazioni complesse e l’integrazione tra pensieri e sensazioni. In una parola sembrano essere più smart, immediati ed efficaci, intuitivi e operativi, tanto che il QI americano medio sta crescendo con l’avvento della generazione cresciuta con la Rete.

Dall’altra parte alcune ricerche indicano una possibile riduzione della loro capacità di sviluppare empatia, di gestire relazioni interpersonali e abilità nella comunicazione non verbale. Lo studio è stato fatto su 24 adulti e proietta l’ipotesi sui più giovani ma vale la pena comunque di esplorare le possibili conseguenze. L’esposizione continua a contesti di comunicazione mediata online metterebbe in crisi la capacità dei più giovani di riconoscere segnali come le espressioni facciali, il tono della voce e, più in generale, il linguaggio del corpo. Considerando come la capacità empatica e di riconoscimento emotivo dell’altro sia fondamentale anche in contesti lavorativi – gestione personale, guida di team di lavoro, ecc. – la preoccupazione professionale esiste: corriamo il rischio di avere dipendenti, manager, ecc. molto bravi a gestire via mail o in chat i rapporti e più deboli nel relazionarsi con le persone fisicamente?

Altri studi ancora mettono in relazione la mutazione bio-cognitiva con quella comportamentale spiegando che, in pratica, il tempo passato online invece di integrare le attività sociali diventerebbe un’attività non complementare rispetto a quelle faccia a faccia, anzi, sostengono alcune ricerche, una forma di spiazzamento rispetto alle relazioni sociali della vita quotidiana. In pratica, si dice, il tempo dedicato a Internet – in particolare a casa e nel fine settimana – sottrae tempo alla famiglia e agli amici. Dato che tecnicamente è incontestabile se consideriamo che lo stare online significa non parlare con il proprio partner o non uscire con i propri amici; anche se dobbiamo valutare quali altre relazioni sociali vengono sviluppate in Rete in una prospettiva sempre più consistente di multilife.

Come vedete è difficile muoversi con certezza tra ipotesi neuroscientifiche e comportamentali, fra studi piscologici su piccoli gruppi e ipotesi neuro fisiologiche alla ricerca di correlazioni attendibili. Eppure quello che sembra sempre più essere certo, come continuiamo a leggere, è che l’uso di Internet modifica il nostro cervello, fisicamente. Studi con la risonanza magnetica su adolescenti hanno mostrato come la “materia bianca di alcune zone cerebrali (come la regione orbito-frontale, il cingolo anteriore e il corpo calloso)” venga strutturalmente modificata. Ciò che viene messo in crisi è l’attenzione, il controllo cognitivo, la capacità di prendere decisioni e l’elaborazione delle emozioni. Il limite è che si tratta di studi che analizzano pochissimi casi e di adolescenti affetti da dipendenza da Internet, quindi casi limite che, probabilmente, non possono portare a generalizzazioni.

Quello che rimane è allora la sensazione sempre più diffusa nella divulgazione che un cambiamento significativo si stia producendo delle correlazioni fra uso della Rete e mutamento bio-cognitivo siano possibili ma quanto questi mutamenti siano generalizzabili e applicabili ad una intera generazione, i “nativi digitali”, e come, resta un problema. Non sappiamo con certezza cosa perderemo e cosa guadagneremo e nemmeno come giudicare, sospendendo il giudizio di valore, quello che assomiglia a un adattamento della specie a un nuovo ambiente comunicativo.

Nel frattempo dobbiamo pensare a modi di convivenza fra nativi e non nativi che passano forse anche da forme nuove di educazione al sentire, alla gestione affettiva ed emotiva e a modalità di empatia di diverso grado e a distanza. Dobbiamo imparare a leggere le loro emozioni attraverso modi di esprimersi che passano dalle loro “facce digitali”, dalle corporeità che disperdono in Rete tra smile e like, non rinunciando a riportare le conversazioni che cominciamo con loro online anche su un terreno più fisico in cui crescere assieme.

gboccia è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 21/03/12 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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