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Insegnare al tempo di Twitter

Prendiamo Twitter e la sua timeline costruita a colpi di 140 caratteri, un ambiente caotico in cui è difficile organizzare “stanze” chiuse, in cui le conversazioni e il dialogo sono strutturalmente difficili: tutte cose che ci fanno pensare a quanto una piattaforma come questa possa essere lontana dalla didattica e da un’utilità per una classe.

Eppure, se ci pensiamo bene, la moltiplicazione di telefoni cellulari che consentono di partecipare a questo ambiente e la possibilità di essere connessi in diversi momenti della giornata (sì: anche a scuola!) in modi light, suggeriscono che si tratta di una possibilità sempre più a portata di tastierino e mani. E i linguaggi che supporta – forme, attitudini, relazioni specifiche, ecc. – suggeriscono un modo di pensare l’apprendimento in maniera connessa.

Non si tratta quindi solo di pensare a una variabile tecnologica ma a come le condizioni strutturali del mezzo ci abilitino a determinate forme di apprendimento utilizzabili in un contesto di classe. Jacqui Murray, che si occupa dell’apprendimento per la middle school e ha scritto diversi testi sull’argomento, nel suo blog propone 13 buoni motivi per usare Twitter. Laura Walker ne aveva proposti 9. Si tratta di qualcosa di più di una provocazione e vale la pena di esplorare alcuni risvolti.

Innanzitutto la concisione. All’apparenza 140 caratteri sembrano una realtà riduttiva che impedisce di sviluppare il pensiero e argomentarlo. Immaginiamo invece siano un’occasione per descrivere in modo conciso e con parole appropriate un argomento. Possedere un lessico ampio e usare le parole giuste al momento giusto diventa importante, come pure le sfumature della lingua che richiedono un’oculata riflessione per comunicare in modo efficace e dare pieno senso a ciò che si vuol dire.

A questo va aggiunta la necessità di focalizzare il pensiero. In un tweet non ci si può disperdere, viene richiesto di andare dritti al punto, di individuare chiaramente ciò che si vuol dire e comporta saper “catturare” il lettore in modo istantaneo. Talvolta questa tecnica finisce per coincidere con la sintesi e l’efficacia della titolazione: si tratta di una modalità specifica della scrittura, non di una distorsione – pensiamo al giornalismo o alla pubblicità – e anche questa può essere esplorata con un Tweet.

Un’altra forma che Twitter suggerisce è quella della condivisione organizzata delle informazioni. Attorno a un #hashtag è possibile aggregare, rendendoli ricercabili, siti con approfondimenti per una ricerca – immaginate #geografiaPiemonte o #storiaNapoleone – e metterli a disposizione sia della classe che degli altri, facendo conoscere le cose su cui si sta lavorando e riflettendo, stimolando anche il re-tweet, che è sempre una buona moneta relazionale per fare da collante nei gruppi.

E poi c’è la necessità di confrontarsi con il pensiero degli altri imparando a rispettarlo. Il flusso di tweet pubblico con contenuti scolastici impone di confrontarsi, destreggiandosi tra etichetta digitale e capacità linguistica di esprimere la propria opinione mettendola in connessione con quella degli altri. L’ambiente non è di per sé conversazionale ma fa emergere, in fondo, una conversazione di classe restituendoci  l’idea di un mondo di conoscenza che si costruisce assieme.

Per chi insegna si tratta di pensare a costruire assieme agli allievi un backchannel parallelo al lavoro di classe che la porta fuori dalle mura e dai ragazzi dentro la classe anche quando abitano altri spazi.

gboccia è uno degli esperti di inFamiglia. Scopri cos’è inFamiglia e aiutaci ad arricchirlo.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 28/03/12 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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