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Innamorarsi della geografia con Google Maps

A volte, mentre lavoro in una classe, più di ogni altra cosa contano gli sguardi. Sto spiegando e vedo solo gli sguardi dei ragazzi e da quelli (a volte) capisco se quello che sto spiegando darà, anche in modi imprevedibili, i suoi frutti o non li darà mai. Ecco perché, quando vedo lo sguardo di Paolo durante la mia ora di lezione, mi fermo subito: e capisco che quello è un momento importante e che non devo lasciarmelo sfuggire, perché è da lì, da quell’esatto momento, che forse posso far nascere qualche cosa di più di una semplice lezione di geografia.

Mi fermo, quindi, con la penna digitale in mano. Mi fermo e guardo Paolo e gli dico: «Va tutto bene? C’è qualcosa che devi chiedere?» Lui all’inizio resta perplesso, con il suo sguardo ancora incantato, poi i suoi occhi si spostano fino ai miei e finalmente mi fa la domanda, quella che in qualche modo io aspettavo, quella per cui mi sono fermato e ho smesso di spiegare. E Paolo mi chiede: «Ma posso farla anch’io a casa mia, con il mio computer, questa cosa che stiamo facendo qui?» Alcuni dei suoi compagni ridono forte; ma io li zittisco subito. Perché per Paolo quella è una domanda importante e perché lo è anche per tutti quelli che non hanno né chiesto né riso, la consueta maggioranza silenziosa che c’è in una classe.

Ma insomma, non è un mistero: è la Lim che ha incantato Paolo e lo ha spinto a fare questa domanda. È la Lim che stiamo usando per la prima volta e che lo ha reso perplesso di fronte ai miei gesti e alle mie spiegazioni. Non tanto perché la Lim («lavagna interattiva multimediale») sia un oggetto magico e meraviglioso: non lo è. È semplicemente una superficie bianca su cui proiettiamo il desktop di un computer, mica nient’altro. Ma la Lim si connette al web, però: e il web vuol dire, nella sostanza, quasi «il tutto», le possibilità pressoché illimitate; vuol dire motori di ricerca e repertori e testi online e fotografie e vuol dire, per esempio, lo stupore di Google Street View davanti agli occhi quindicenni di Paolo. 

E in particolare è lo stupore di Roma, che lui – che abita in un piccolo paese delle Prealpi bresciane – non ha mai visto; e in particolare è Via della Conciliazione, che stiamo adesso percorrendo sullo schermo come se fossimo lì a fare una passeggiata, mentre io spiego loro perché è stata progettata questa strada e quando e perché l’hanno chiamata così e cosa c’era invece prima e perché il colonnato di San Pietro è là in fondo e chi lo ha disegnato e come si chiamava e quando. E loro ascoltano e intanto passeggiano con me su quella strada romana che nessuno di loro, a parte una fortunata, ha mai visto nella realtà.

E poi torniamo indietro, attraversiamo il Tevere, percorriamo insieme l’incanto di via Giulia fino a piazza Farnese. E io mi fermo e faccio loro vedere la facciata di quel palazzo, il genio di Michelangelo, e poi anche (già che siamo qui, sono solo due passi) il mercato di Campo dei Fiori e la statua di Giordano Bruno, e come mai quella statua e cosa successe in quel giorno di febbraio dell’anno del signore 1600 quando un filosofo fu mandato al rogo nel centro di Roma…

Ecco, è un’ora di geografia in una prima liceo nel nord Italia, questa. Ma è un’ora diversa dal solito, perché finalmente sono riuscito a ottenere la disponibilità dell’unico laboratorio in cui abbiamo una Lim, una lavagna multimediale con la connessione a Internet, che funzioni davvero. E ho portato i ragazzini di prima in questo laboratorio e li ho fatti girare per Roma, come se davvero fossimo lì: e ci siamo dimenticati del libro di geografia che parla di  tutt’altre cose inutili e abbiamo fatto un giro a Roma, come se fossimo a piedi, a guardarci in giro e a parlare di quello che stavamo vedendo.

E Paolo è rimasto incantato perché, non ci crederete, non aveva mai saputo che Google Street View esistesse, e come si usasse, e quanto fosse bello e interessante farlo. È strano, ma è spesso così: i ragazzi sono cresciuti in mezzo alla tecnologia ma non sempre sanno cosa farsene. Si mandano sms, si incontrano su Facebook, ma molto di quello che potrebbero fare sul web rimane sfuggente e incomprensibile, anche per loro.

Tocca quindi a noi, insegnanti e magari pure genitori, anche questo mestiere, in questi anni: far capire che cosa sia il web e quale straordinaria risorsa culturale (di sapere e di incontri e di immagini) possa essere, se lo usiamo bene. Farlo provare a loro, guidarli su strade virtuali che a loro nessuno ha mai detto che esistono. Per farlo, ovviamente, avremmo bisogno di molti strumenti e risorse, e prima di tutto di una Lim in ogni classe; oggi siamo ancora lontani, ma forse ci sono le premesse e senz’altro anche le promesse. Nel frattempo, mentre le risorse destinate alla scuola non paiono mai aumentare, noi aspettiamo; e la sola soddisfazione che abbiamo è quella di poter dire a Paolo, quando ci fa la sua domanda ingenua e quattordicenne, che sì, può farlo anche lui a casa sua, dal suo computer: può aprire Google Maps e girare per Roma anche se non c’è mai stato e imparare così un po’ di geografia, anche stando a casa sua. E forse, così, anche la geografia diventerà un po’ più bella da sapere.

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato giovedì 29/03/12 alle ore 15:00 e classificato in Mondo Vodafone » inFamiglia . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • VFTTE
    di VFTTE | 06/04/2012 14:29

    bello

    Postato tramite l’applicazione per Android del Vodafone Lab

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