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Blogger perdono class action contro Huffington Post: il lavoro era per la…visibilità

Circa un anno fa, nell’aprile del 2011, i blogger e giornalisti freelance che collaboravano con il celebre “aggregatore di notizie” Huffington Post (presto in arrivo anche in Italia ndr) avevano deciso di intentare una class action contro i nuovi proprietari (AOL), e Arianna Huffington (nella foto). L’iniziativa derivava, a detta dei protagonisti, dal fatto di non aver mai percepito un centesimo per le centinaia di articoli scritti per la testata digitale fondata, pochi anni prima, dalla Huffington. L’accusa era quindi quella di “ingiusto arricchimento”, anche e soprattutto alla luce della recente vendita ad AOL che fruttò alla vecchia proprietà ben 315 milioni di dollari. Secondo Jonathan Tasini, giornalista freelance e capogruppo della rivolta, i blogger avrebbero contribuito con il loro lavoro ad almeno un terzo del valore attribuito al sito d’informazione, ed avrebbero avuto diritto a spartirsi una somma di circa 105 milioni di dollari.

Bene, è di questi giorni la notizia che la Corte di New York ha chiuso la class action con una sentenza che darebbe ragione all’Huffington Post. Secondo il giudice infatti, i blogger avrebbero firmato con il loro committente un contratto nel quale sarebbe stato precisato sin da subito che la collaborazione non prevedeva alcun compenso. L’accusa di trattamento scorretto nel rapporto di lavoro non avrebbe quindi fondamento. Il motivo che secondo gli accordi spingeva e spinge blogger e giornalisti a lavorare per l’HuffPost, è semplicemente il reciproco scambio di visibilità.

La questione specifica sembra dunque definitivamente chiusa. Resta però aperto il tema della remunerazione di appassionati, giornalisti, esperti, professionisti e non che attraverso il proprio lavoro contribuiscono alla creazione di realtà editoriali di grosso valore, senza però ricavarne alcun guadagno, se non appunto la gloria della visibilità. L’unica soluzione che rimane è… non farlo? Su questo punto sta continuando a lavorare il promotore della class action Jonathan Tasini, attraverso il suo blog: “Stiamo usando la denuncia per dar vita ad un movimento e ad un’organizzazione che punta ad unire i blogger e stabilire uno standard per la loro remunerazione, perché l’idea che i creatori individuali debbano lavorare gratis è come un cancro che si sta diffondendo sempre più”.

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Questo articolo è stato pubblicato martedì 03/04/12 alle ore 14:00 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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