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L’archiviazione del futuro sarà basata su ologrammi

Nel settore hardware si torna a parlare di archiviazione su dischi olografici grazie alla HVault, una società che recentemente ha rilevato l’asset di InPhase Technologies. Quest’ultima per almeno 10 anni ha rappresentato l’avanguardia nella ricerca & sviluppo degli HVD (Holographic Versatile Disc), ma dopo 100 milioni di dollari di investimenti non è riuscita comunque a realizzare un prodotto commerciabile.

Oggi HVault ne prende il testimone, certa di poter sostituire i nastri usati per i backup con dischi olografici molto capienti. Si parla di 1,6 terabyte, ma anche forse più di 3 con qualche ulteriore accorgimento.

L’archiviazione olografica è basata su una tecnica di archiviazione chiamata write-once-read-many (WORM). Non si affida né al magnetismo, né al laser tradizionale, bensì all’utilizzo di un supporto fotosensibile per salvare immagini 3D che rappresentano i dati.

Tutto questo è possibile grazie al rapporto sinergico tra due laser. Il raggio signal è modulato in base al dato che deve essere scritto, il fascio reference illumina la regione su cui si deve scrivere e tiene traccia di dove vengono archiviati i dati. Dopodiché, quando il raggio reference crea un ologramma del dato quest’ultimo viene rilevato da un sensore simile al CMOS presente nelle fotocamere digitali.

A questo punto non resta che attendere i primi prototipi da fiera e magari anche qualche indicazione sui prezzi. Prima di mandare in pensione i vecchi cluster di archiviazione potrebbe volerci ancora un po’ di tempo.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 18/04/12 alle ore 09:30 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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