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Il terremoto in Emilia e le paure di tutti

Sono le 4.30 circa del mattino quando il mio cellulare squilla e si visualizza sul display il nome di mia sorella.

È vero che è sabato, è vero che mia sorella ha vent’anni, è vero anche che anche io sono sveglia e appena rincasata dalla mia serata, ma vedere il suo numero che chiama a quell’ora naturalmente mi mette subito in allarme e rispondo al primo squillo, immaginando già di dovermi calare nel ruolo di sorella maggiore che deve correre in aiuto della più piccola.

Rispondo con ansia e dopo poche parole capisco che non è una chiamata di quel genere e che non è il mio ruolo di “più grande” a essere richiesto. Mia sorella è con i miei, tutti svegli, perché c’è stato un terremoto e da loro, a Bologna, si è sentita una scossa lunga e intensa. Sono scesi di corsa tutti fuori dal palazzo, in strada, loro come tanti altri inquilini, e poi mi hanno chiamata.

Mi hanno chiamata con lo spavento e con l’incertezza di quando è successo qualcosa che va oltre il controllo umano. In quell’incertezza e quell’angoscia di quando sai che è successo qualcosa di grosso, ma non sai dove e con che gravità. E quando qualche pezzo della tua famiglia è lontano – come me che vivo a Milano, o il resto dei parenti, nelle Marche – quest’ansia raddoppia e prendi in mano il telefono, combattuto tra il bisogno di sapere se dall’altra parte è tutto ok e la volontà di non allarmare nessuno. Per questo, forse, queste telefonate cominciano sempre con il tono un po’ incerto, con le frasi un po’ a metà, quasi in attesa che sia l’altro a dire la prima parola e a far capire se sa già, se tutto è a posto.

Poi arriva il momento del racconto, della descrizione.

“Sì, è stato forte. Tremavano le finestre.”

“Ci siamo svegliati tutti. Ora in strada sono scesi tutti i vicini.”

“No, io qui a Milano non ho sentito nulla, ma ero in macchina che tornavo a casa, forse è per questo.”

“No, rimaniamo qui fuori, siamo in auto con la radio accesa per capire dove è stato.”

“Ok, allora mi raccomando, lascio il cellulare acceso. Tenetemi aggiornata.”

Così, con questo nodo allo stomaco vado a dormire, con il cellulare acceso.

Io mi metto a letto. La mia famiglia resta per strada, con molti altri, fino alle 7 del mattino.

Tanti altri sono molto meno fortunati.

Solo la mattina dopo mi faccio un’idea di quello che realmente è accaduto: una forte scossa di magnitudo 6 della scala Richter (più altre meno forti) con epicentro nel modenese. Tanti danni, tantissimi sfollati, tanti feriti, sette persone che hanno perso la vita.

Sono passati due giorni. La terra continua a tremare nell’area della pianura padana. Come sempre in queste situazioni la rete e i social si mobilitano, un po’ per dare le notizie, un po’ per organizzarsi e aiutarsi a vicenda, un po’ – forse molto – semplicemente per sfogarsi e condividere con gli altri le paure. Il web serve anche a questo. Io resto con il cellulare acceso, anche di notte.

Commenti (2)
Questo articolo è stato pubblicato martedì 22/05/12 alle ore 10:20 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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  • peppewpm
    di peppewpm | 22/05/2012 10:31

    capisco le angoscie, le paure e tutto il resto, anche se sono dall’altra parte dell’Italia. Sono vicino a te e a tutte le persone che hanno subito questo terremoto. Preghiamo per le vittime

  • morpheus68
    di morpheus68 | 22/05/2012 19:23

    Conosco anch’io l’angoscia che descrivi, poco tempo fa anche nella mia isola ci sono state delle scosse, seppur molto più lievi, a ricordarci la nostra impotenza..
    Un pensiero a tutti coloro i quali stanno scacciando la paura dalla loro mente..CORAGGIO!!

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