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Ogni anno buttiamo il 25% della nostra spesa alimentare, una marea di cibo (e di soldi)

Quanto cibo viene sprecato ogni giorno? Perché? Come possiamo ridurre tale spreco? Questi i temi affrontati oggi durante l’evento “Spreco Alimentare, come ridurlo dal campo alla tavola” organizzato a Milano dal Barilla Center for Food&Nutrition. A parlarne sono stati chiamati tre esperti di risparmio e corretta gestione della filiera alimentare: Andrea Segrè, Presidente di Last Minute Market, un’iniziativa finalizzata a recuperare cibo commestibile e prodotti non alimentari rimasti invenduti, Tristram Stuart, vincitore del premio internazionale per l’ambiente Sophie Prize 2011 per il suo impegno contro lo spreco alimentare, e Jean Schwab, guida della National Food Recovery Initiative dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA) degli Stati Uniti d’America, e del GreenScapes Program per la sostenibilità paesaggistica presso l’Ufficio EPA per la Conservazione e il Riutilizzo delle Risorse.

Come emerso nel corso del dibattito, e come riportato dallo stesso Barilla Center for Food&Nutrition, la risposta a tali domande non è molto confortate. In Europa la quantità di cibo annualmente sprecato ammonta a 89 milioni di tonnellate, ovvero 180 kg per ogni abitante. Le famiglie europee sprecano il 25% della spesa alimentare domestica (in termini di peso). Negli USA ogni anno viene gettato via complessivamente il 30% del cibo destinato al consumo umano, l’equivalente di 48,3 miliardi di dollari.

Il fenomeno è causato da perdite alimentari e sprechi alimentari. Le perdite avvengono principalmente in fase di raccolta e in concomitanza delle tecniche di trattamento e prima trasformazione agricola, coinvolgendo quindi la parte produttiva della filiera agroalimentare. Gli sprechi avvengono nell’ultima parte della catena alimentare, ovvero nelle fasi di lavorazione industriale, distribuzione e consumo finale, coinvolgendo l’industria della trasformazione, le catene distributive e la società civile.

L’inefficienza dei processi e una diffusione sempre più ampia di costumi alimentari insostenibili causano ogni anno la perdita di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo a livello mondiale, un terzo dell’intera produzione globale destinata al consumo umano, e fanno in modo che solo il 43% dei prodotti coltivati risultino effettivamente disponibili per il consumatore finale. Cifre che fanno impressione e che, proprio per questo, devono essere ridotte partendo dalle pratiche e dalle abitudini quotidiane di ognuno di noi. Una di queste è guardare nel proprio sacco degli scarti, e considerare cosa potrebbe in realtà essere recuperato. Ci guadagna l’ambiente, e ci guadagniamo anche noi.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 23/05/12 alle ore 18:00 e classificato in Lifestyle » Eventi . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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