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Il MIT crea il chip del futuro: l’energia arriva da vibrazioni, luce e calore

Il Massachussetts Institute of Technology (MIT) ha realizzato un chip in grado di alimentarsi da più fonti, come luce, calore e vibrazioni. Una soluzione simile potrebbe essere usata per dispositivi biomedici, per sensori ambientali posizionati in luoghi remoti oppure anche per smartphone e tablet in un lontano futuro.

Finora altri progetti hanno seguito la stessa strada, ma la particolarità del chip realizzato dal professor Anantha Chandrakasan e dallo studente Saurav Bandyopadhyay è la capacità di usare tutte e tre le fonti di energia nello stesso istante. Un vantaggio essenziale, considerando che le fonti sono intermittenti e imprevedibili. “Parte dell’energia si estrae da una fonte all’interno del nostro chip in ogni momento – spiegano i due ricercatori – mentre quella recuperata da altre fonti è immagazzinata in condensatori, che la conservano per i momenti di bisogno”.

Il segreto per combinare l’energia raccolta dalle varie fonti è un circuito di controllo molto sofisticato. Di solito ogni fonte richiede un proprio circuito con determinati requisiti. Quelli deputati alla raccolta di energia prodotta dalla differenza di temperatura generano da 0,02 a 0,15 volt, mentre le celle fotovoltaiche (a bassa temperatura) producono da 0,2 a 0,7 volt. I sistemi usati per recuperare energia dalle vibrazioni realizzano energia fino a 5 volt.

Come combinare tutto per realizzare un flusso costante di alimentazione? Amalgamandola mentre proviene direttamente dalle fonti, scambiandole rapidamente tra loro. In questo modo i ricercatori sono riusciti a minimizzare anche la dispersione. Inoltre, grazie a un’innovativa architettura a doppia via, gli scienziati sono riusciti a ridurre al minimo i consumi energetici del circuito di controllo, in modo da lasciare più energia possibile al funzionamento dei dispositivi gestiti dal chip. Un altro vantaggio di questa invenzione rivoluzionaria è che il sistema si può alimentare senza il passaggio di energia dalla fonte a un dispositivo di archiviazione, come una batteria o un supercondensatore, come avviene di solito. Bypassando questo passaggio intermedio si aumenta ulteriormente l’efficienza, spiegano i responsabili del progetto.

Per ora non è chiaro quando si riuscirà a vedere questo chip al di fuori dei laboratori del MIT, anche se in passato il professor Chandrakasan ha collaborato con Texas Instruments. Inoltre bisogna considerare che il progetto è stato finanziato da un programma di ricerca che annovera fra i suoi partecipanti la DARPA e alcune società attive nel campo dei semiconduttori, pertanto non è da escludere un impiego di questo chip anche nel settore militare.

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Questo articolo è stato pubblicato giovedì 12/07/12 alle ore 09:30 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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