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Celle a combustibile inefficienti, i ricercatori ricominciano da zero

Fino a qualche giorno fa si pensava che le celle a combustibile fossero la soluzione in grado di risolvere il problema dell’alimentazione di smartphone, notebook e dispositivi mobili. Da diversi anni infatti la ricerca si sta concentrando sul modo per impiegarle su vasta scala. Peccato che sembra dovremo aspettare ancora a lungo, come conferma un ricercatore della Case Western Reserve University.

Lo scienziato ha infatti scoperto che le soluzioni usate attualmente sono inefficienti perché il catalizzatore usato abitualmente per convertire l’energia chimica in energia elettrica è realizzato con il materiale sbagliato.

Anche Alfred Anderson, professore di chimica, è dello stesso parere e sostiene la tesi dei colleghi impegnati nella ricerca. Secondo il professore l’unica soluzione è smettere di perdere tempo cercando di modificare il platino perché non si riuscirà a farlo funzionare meglio di così, meglio gettare via tutto il lavoro svolto finora e ricominciare tutto da zero.

“Usare il platino è come mettere una resistenza nel sistema”, spiega Anderson, aggiungendo che nel migliore dei casi la reazione chimica che produce energia in una cella a combustibile (come quelle testate per esempio dalle aziende automobilistiche) spreca un quarto dell’energia potenziale.

Il problema principale è che non c’è una soluzione a questo scoglio, visto che non si sa quale materiale alternativo usare al posto del platino, che deve essere necessariamente abbandonato. Il professor Anderson cita alcuni esperimenti eseguiti in passato per calcolare le forze di legame fra un catodo rivestito di platino e le molecole intermedie generate dalla reazione di riduzione di ossigeno.

I risultati evidenziano che il valore è troppo ridotto e la reazione è di fatto rallentata, creando una caduta di tensione. Le celle a combustibile usate nell’esperimento producevano circa 0,93 Volt, al posto del potenziale massimo che era di 1,23 Volt.

La resa ideale potrebbe essere garantita da un enzima che si trova in natura in alcuni alberi e funghi, tuttavia il materiale è instabile e non può essere usato per le celle a combustibile. Ora l’attenzione si sposta su materiali alternativi per i catalizzatori, ma si rischia che i primi prodotti realizzati con questa tecnologia non siano proprio il massimo dell’efficienza.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 18/07/12 alle ore 15:30 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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