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Combattere l’invecchiamento precoce? La soluzione è il sonno del giusto

Paura di invecchiare? Creme, tinte e trattamenti non basteranno per evitarlo perché c’è una cosa che invecchia e noi spesso non le diamo importanza. Di cosa parliamo? Del cervello.

Dalle ultime ricerche pare che lo sviluppo cognitivo del nostro cervello sia direttamente collegato al ciclo del sonno.

Cosa fare quindi per salvarsi dal declino mentale precoce? Avere un ciclo del sonno sano e regolare. Questa la sentenza. Recentemente sono stati quattro gli studi condotti in questo campo, rispettivamente dai ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston (Usa), dell’Università della California a San Francisco, della Washington University School of Medicine di St. Louis e in Francia e tutti hanno portato alla medesima conclusione: i disturbi del sonno, sia in difetto che in eccesso, sono correlati ai problemi cognitivi.

La ricerca del Brigham and Women’s Hospital di Boston, in particolare, ha preso in esame 15mila infermiere che sono state seguite ogni 6 anni, dalla mezza età fino a oltre i 70 anni. Ai soggetti sono stati fatti eseguire alcuni test cognitivi. Risultato: quelle che dormivano meno di cinque ore o più di nove ore al giorno (pisolini pomeridiani inclusi) hanno ottenuto risultati peggiori rispetto agli altri, e paragonabili a quelli di soggetti più vecchi di due anni. “Abbiamo confermato che il ritmo circadiano, quello cioè che determina il ciclo sonno-veglia, ha un effetto sulle abilità cognitivespiega Elizabeth Devore, l’autrice principale – e questo indica che intervenire sui problemi del sonno può aiutare anche a rallentare la demenza. Abbiamo avanzato l’ipotesi che le variazioni estreme nella durata del sonno potrebbero essere le peggiori per la funzione cognitiva perché disturbano il ritmo circadiano. Penso che questo ci dia gli elementi per pensare a interventi basati sul ritmo circadiano e il sonno con un percorso atto ad affrontare le funzioni cognitive”.

Il rischio di un ciclo di sonno sbagliato? Sviluppare una forma di demenza, quando non addirittura l’Alzheimer. In realtà una concreta associazione causa/effetto non è stata ancora trovata e quindi non è chiara l’entità di questo collegamento, ma gli studi procedono su questa direzione.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 18/07/12 alle ore 16:00 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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