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Olimpiadi 2012. Anna Maria Simonini e il suo “mondo turchese a metà tra il sogno e la fatica”

Di Anna Maria Simonini.

Il mio sport preferito? È una questione di ricordi. Scattano le lancette dell’orologio. Scendiamo le scale in gruppo e ci dirigiamo verso la piscina, pronti con i nostri costumi interi, le cuffie e gli occhialini sulla testa. Eccoli di corsa, quelli più bravi di noi, quelli più avanti, più potenti, quelli dell’agonismo che, dopo essere emersi dall’ultima vasca, si allontanano lasciando a noi “la pista di gioco” azzurra e liquida. Pronti sui blocchi di cemento rovente dopo un’intera giornata di sole, posizione e via, giù a testa bassa. Iniziano le danze. L’acqua è sempre troppo fresca per i miei gusti, ma è uno stimolo a spingere di più fin da subito. Continuo a scendere con le braccia ancora tese e finalmente apro gli occhi: sono a 10 centimetri dal fondo, sto per toccare le piastrelle e rischio l’attacco di panico che può anche farmi venire i crampi come l’ultima volta. Cerco goffamente di recuperare, compenso e butto fuori l’aria riemergendo prima che posso. Non voglio ritardare, siamo alla pre-agonistica o no? Comincio le mie 30 vasche a stile libero, che verranno seguite da altre 30 a dorso e via così. Riuscirò mai a fare un tuffo decente? La risposta è no.

Anche oggi, dopo tanti anni, non riesco a tuffarmi con stile. Quando vedo alla tv quei tuffatori, in due addirittura, che non solo si lanciano dall’alto e piroettano in maniera vorticosa, ma lo fanno pure sincronizzati, rimango di stucco. Trattengo il fiato, mi figuro la vista dal trampolino altissimo e sgrano gli occhi ad ogni tuffo. Anche se non è perfetto, anche se non vincerà l’oro, ammiro i tuffatori per le loro capacità che definisco extraterrestri.

Nuotare mi è sempre piaciuto. È il mio sport preferito. Mi rilassa, mi immerge nell’elemento che più mi piace e mi fa sentire bene, mi porta in un mondo turchese a metà tra il sogno e la fatica. Mentre nuoto ascolto il battito del cuore e delle bracciate, mi concentro sulla posizione che dovrei tenere per far rendere al meglio i movimenti e sul respiro, escludendo tutto ciò che è al di fuori. Siamo solo io e l’acqua, morbida eppure resistente quando cerco di lanciarmi.

Nulla da fare, ormai ho rinunciato ai tuffi e non ho mai raggiunto le competizioni. Ma non rinuncio a godermi lo spettacolo delle gare di nuoto e di tuffi: una sfida al superamento non solo delle capacità fisiche e numeriche degli sfidanti, ma anche e soprattutto delle proprie. Superare i propri limiti, crescere, capire chi siamo o semplicemente cosa ci piace fare. Lo sport significa anche questo. Troppa filosofia? Beviamoci su, magari un bel sorso di acqua clorata.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 08/08/12 alle ore 17:30 e classificato in Lifestyle » Eventi . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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