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L’OCSE “rimanda” la scuola digitale italiana

In Italia la scuola è sempre più digitale, ma non ancora abbastanza. L’impegno per diffondere le tecnologie digitali a scuola c’è, ma non è sufficiente. Questo il rimprovero arrivato al nostro Paese dall’ OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel rapporto “Review of the Italian Strategy for Digital Schools”, presentato qualche giorno fa al ministero dell’Istruzione, dal ministro Francesco Profumo e dal capo dipartimento, Giovanni Biondi.

Con i ritmi attuali della scuola italiana, saranno necessari ancora 15 anni per raggiungere il livello di altri Paesi, come la Gran Bretagna, “dove l’80% della classi può contare su strumenti didattici informatici e digitali”. Così si legge nel rapporto, prodotto a fronte della valutazione – sotto richiesta dello stesso ministro Profumo – del “Piano nazionale scuola digitale”. Il Piano, nato nell’anno scolastico 2007/2008, è stato implementato di anno in anno con un budget di circa 30 milioni di euro (vale a dire circa 5 euro per studente). Badget limitato dunque.

Secondo le ultime rilevazioni, relative alla scorsa estate, i computer presenti nelle scuole italiane sono 169.130 nella scuola primaria (1 pc ogni 15 studenti), 150.385 nella secondaria di primo grado (1 pc ogni 11 studenti), 334.079 nelle superiori (1 pc ogni 8 studenti). I dispositivi portatili (pc/tablet) in uso individuale agli studenti sono 13.650. Le Lim attualmente installate sono 69.813, per una copertura del 21,6% delle aule scolastiche. Le aule connesse in rete sono circa il 54%, mentre l’82% circa delle scuole possiede una connessione internet.

Dal rapporto Ocse risulta che “solo la Grecia ha meno computer per studente nelle classi”, mentre la media europea è di uno per ogni cinque e in “Svezia, Norvegia, Danimarca e Spagna, c’è un computer ogni tre studenti“.

Come rimediare all’arretramento? L’Ocse suggerisce di ricorrere a finanziamenti integrativi da parte di Regioni, Fondazioni e scuole, di aprire ad altre tecnologie meno costose e di sviluppare una piattaforma virtuale di scambio delle risorse digitali per insegnanti. Inoltre consiglia di dare la possibilità alle scuole di organizzare la formazione dei docenti in modo flessibile e di istituire premi per gli insegnanti e fiere dedicate all’innovazione con target e obiettivi.

L’OCSE ha apprezzato la volontà forte di digitalizzarsi e l’approccio “dal basso” degli strumenti hi-tech come le lavagne interattive, la cui richiesta viene fatta direttamente dagli insegnanti, ma ha sottolineato in modo chiaro la necessità di trovare soluzioni per una rincorsa significativa a standard più elevati.

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Questo articolo è stato pubblicato sabato 09/03/13 alle ore 11:00 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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