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Uno zaino a forma di nuvola: la #CloudLife dello Scorfano (Parte II)

Davide Lo Scorfano, insegnante e blogger, ha avuto una lunga e interessante chiacchierata con i suoi studenti sulla costruzione dello “zaino” culturale dell’adolescente moderno, ovvero su quello che tutti dovrebbero portare dentro la loro cloud. Ce l’ha raccontata e ieri ci siamo fermati alla domanda cruciale: «E i libri, prof?…»

Davide Lo Scorfano: Io prendo fiato. Ci sono tanti libri che ho consigliato loro in questi anni. E c’è tutta la letteratura che abbiamo letto insieme: Dante naturalmente, e poi Leopardi o Tasso, e anche Montale, che proprio oggi dovremmo studiare. Ma prendo ancora fiato e so che non posso pronunciare sempre e solo quei nomi, e quindi ripenso al tango e all’Argentina e dico: «Borges, secondo me. Non partite senza almeno qualche racconto di Borges, nel vostro zaino a forma di nuvola. E poi un romanzo breve, che si chiama Destinatario sconosciuto, di una scrittrice che si chiamava Kressmann Taylor: anche di quello io non farei a meno, perché non si sa mai il male che potreste incontrare nel vostro viaggio; e quello è un formidabile antidoto contro ogni male, non è solo un racconto. E quando invece incontrerete l’amore, ecco, secondo me dovrete avere con voi Ieri, di Agota Kristof; e una raccolta di racconti che si intitola L’amore è sopravvalutato, di una scrittrice francese, in modo da non crederci. E le canzoni dei Noir Désir, già che ci siete. E poi anche un romanzo italiano, magari La seconda mezzanotte di Scurati, che è fantascienza, ma anche riscatto e amore e corruzione. E Don DeLillo e Martin Amis e Il mondo nuovo di Huxley e il film di Crialese sui migranti, che sono anche loro viaggiatori come sarete voi, e Irène Némirovsky, senza dubbio, e forse anche Non lasciarmi di Ishiguro. E poi un interminabile romanzo australiano, che si intitola Sette tipi di ambiguità e che racconta di come a volte i buoni siano davvero più forti dei cattivi, anche in guerra. E ci sarà posto per tante altre cose, ragazzi, talmente tante che non so immaginarle: titoli e storie e tante musiche («Vi piacciono i Massive Attack?» «Non sappiamo nemmeno chi sono»), così tante che io non posso farvi un elenco, non ce la farò mai, troppe cose sulla vostra nuvola, sarete voi a sceglierle e a leggerle e a portarvele dietro, un po’ come quei ragazzi che nel 1940 si preparavano per la Seconda guerra mondiale con il volume delle Occasioni di Montale nella tasca del loro zaino. Ma adesso non posso, sarebbe un percorso infinito, un dedalo di strade e di musiche, un gomitolo di storie inestricabile…»

E però c’è Arianna che vuole dire qualcosa, dal suo angolo. Me ne accorgo mentre sto parlando e mi sto, al posto loro, perdendo nelle possibilità che avranno. Ed è Arianna che quindi trova il coraggio di parlare (lei che in tre anni ha parlato così poco) e mi dice: «Si è dimenticato una cosa, prof» E io mi fermo un po’ stupito, e le chiedo: «Che cosa mi sono dimenticato, Arianna?» «Si è dimenticato la poesia, prof. Non c’è nemmeno un libro di poesie nella nostra nuvola.»

Ah già, è vero. Che fine ha fatto la poesia? Perché mi sono dimenticato la poesia? Non lo so perché, che distratto; ma sorrido ad Arianna. E dico a tutti, pensando a lei: «Ecco, allora: metteteci una poesia, dentro la vostra nuvola. Una poesia che amate, ne basterà una, sceglietela voi in segreto, non voglio sapere quale sia, non è importante che adesso qualcuno dica quale poesia e perché, non voglio assolutamente saperlo. Ma è importante che ci sia una poesia, ha ragione Arianna, o qualcosa che assomigli a una poesia, nello zaino a forma di nuvola che vi porterete in viaggio. Forse adesso non lo capite, forse adesso non è importante. Ma un giorno, ha ragione Arianna, vi fermerete sul ciglio della strada che avrete fatto e aprirete con chissà quale aggeggio la vostra nuvola e, di tutto quel gomitolo di roba che ci si sarà depositato dentro, vi verrà in mente proprio quella poesia. E allora la cercherete e poi la leggerete, parola per parola, lentamente. E, dopo tanti anni, forse capirete; e quel giorno, dopo tanti anni, verrete a cercarmi e a raccontarmi quello che avrete capito, mi raccomando. Perché io non l’ho mica capito, ragazzi: perché ora tocca a voi, provare a farlo. E quel giorno, quando tornerete, mi direte anche qual era la poesia che prima di partire per la vostra guerra (scusatemi: vita) avevate scelto.»

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 15/03/13 alle ore 10:00 e classificato in Web & Social . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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