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Casa 3.0: il futuro del design

Nelle ultime settimane vi abbiamo chiesto di progettare con noi la casa di domani. Fino al 25 marzo è possibile votare le tre idee selezionate per decidere la vincitrice e per ragionare insieme su questi temi. Noi abbiamo chiesto un voto e un parere a due persone direttamente coinvolte ogni giorno nella progettazione degli ambienti in cui viviamo: Michele Capuano, direttore O-Lab di Ottagono e Stefano Pirovano, art director, tra gli altri, per Alessi e BySteel.

Nel 2000 Donald Norman scriveva «La tecnologia migliore è quella che non si vede, perché è tanto semplice da usare da diventare “trasparente”». Sono passati più di dieci anni e la tecnologia in casa è ancora fin troppo visibile, tra apparecchi, cavi e accessori. Sei più ottimista o pessimista? La casa del futuro sarà invasa o migliorata dalla tecnologia?

Michele Capuano
“La casa è un luogo dello spirito, in cui noi facciamo entrare tutto quello che ci fa stare bene e in cui tendiamo a lasciare fuori quello ci stressa o semplicemente che non ci corrisponde. Quando sono al lavoro o in viaggio vorrei una tecnologia che mi aiuti senza che io debba fare nulla. A casa, il luogo della libertà individuale, vorrei il massimo della connettività ma soprattutto la possibilità di staccare tutto e guardare fuori dalla finestra la pioggia che scende, la gente che passa, i bambini che giocano.”

Stefano Pirovano
“Dipende e dipenderà dall’ancestrale questione di case che appartengono all’uomo o di uomini che appartengono alle case. La visibilità o invisibilità della tecnologia è, e sarà, solo un dettaglio scenografico legato allo stile di possesso della propria esistenza. Chiaro è che l’evoluzione tecnologica riduce le dimensioni dei dispositivi, ma credo e auspico avremo tra i piedi ancora a lungo cavi e scatolotti elettrici. Le dimensioni si ridurranno ma francamente non percepisco rilevanti miglioramenti di qualità della vita tra una TV spessa 4 cm e una da 5 mm.”

Il fascino di molte soluzioni tecnologiche è la possibilità di vivere la propria casa anche a distanza, per esempio accendendo le luci con l’iPhone mentre si è ancora in ascensore o consultando i propri file in Cloud, sia per lavoro sia per piacere (la musica, i libri, le foto). Dal punto di vista di un designer il contrario è desiderabile? Vogliamo il mondo in casa o lo vogliamo chiudere fuori?

Michele Capuano
“La Domotica è una tecnologia che è diventata vecchia senza essere mai stata adulta. Oggi possiamo fare con semplicità tutto quello che pochi anni fa sembrava un sogno: guardare la nostra casa quando siamo fuori, controllare gli elettrodomestici, esserci quando fisicamente non siamo lì. Tutto questo è diventato un insieme di commodity. Le voglio tutte quelle cose lì, ma soprattutto vorrei che questa possibilità mi liberasse dall’ansia del controllo: voglio poter aver il mondo dentro casa per potergli dire di starsene fuori.”

Stefano Pirovano
“L’avanzata social e la bidimensionalizzazione delle funzioni negli schermi touch hanno già delle conseguenze sulla sensorialità del possesso domestico. Vivere la propria casa a distanza ritengo sia una performance, non un’esigenza, e il tema della comodità e comfort tecnologici rischiano di spersonalizzare quella sfumatura di contaminazione necessaria in ogni tema esistenziale. Avere sempre disponibile tutto e subito credo in qualche modo limiti i sentimenti di nostalgia e desiderio. Libri che odorano di libri su scaffali che odorano di scaffali e, all’occorrenza, una nuvoletta in cui ritroviamo la versione inglese senza odore del libro che abbiamo in mano…”

Come sai abbiamo lanciato da poco un concorso chiedendo alle persone di proporre un’idea per migliorare la connettività casalinga, da noi proposta con la Vodafone Station 2. Siamo stati sommersi di idee, molte delle quali interessanti: quale delle tre idee finaliste al concorso Casa 3.0 ti ha colpito di più? 

Michele Capuano
“Mi piace Liberi dentro casa e fuori. Attraverso la condivisione delle SIM , stabilisce una relazione tra la casa e gli individui che ci abitano quando sono fuori. La casa sta alla Station un po’ come i personal device stanno agli abitanti della casa. Ognuno fa quello che vuole ma tutti sanno che da qualche parte c’è una casa. Magari ho un po’ esteso il pensiero di Davide, ma a me piace pensarla così.”

Stefano Pirovano
“Web Radio on Vodafone Station 2. Una buona idea di nutrimento ispirazionale, le web radio ritengo siano fonti estremamente interessanti di racconto delle creatività. Penso che ascoltare senza vedere abbia un’efficacia superiore al vedere senza sentire. Troppe foto in giro per il mondo…”

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì 18/03/13 alle ore 10:00 e classificato in Mondo Vodafone » Eventi . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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