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Casa 3.0: il futuro del soft design

Nei giorni passati abbiamo intervistato due designer che lavorano con gli atomi, questa settimana passiamo la palla a due esperti più a proprio agio con i bit: Mauro Rubin, esperto di Realtà Aumentata e CEO di JoinPad e Davide “Folletto” Casali, user experience director autore, tra le altre cose, di Baker Framework. Il tema è sempre la “La tua casa 3.0“, in attesa di scoprire chi sarà decretato vincitore del nostro concorso.

Il primo computer riempiva una stanza ed era meno potente degli smartphone che oggi teniamo in tasca: che cosa vorresti miniaturizzare tra le tecnologie che affollano la casa?

Mauro Rubin: “Credo che nella casa gli spazi dedicati alla comunicazione/informazione siano ancora pochi e obsoleti, non credo che fare tv sempre più sottili sia la strada giusta… quello che abbonda in casa sono le superfici dei mobili e le pareti ancora poco utilizzate se non appendere qualche quadro o qualche lavagna. Credo che le superfici intelligenti, ovvero quei materiali sensibili al tatto che possono trasmettere dati (anche visivi), possano aprire nuove strade al design domestico e migliorare la nostra vita. Perché un armadio deve solo essere un armadio quando è possibile sfruttare le sue ante come schermi o come lavagne interattive!?”

Davide Casali: “La domanda sembra semplice ma solleva una serie di interessanti questioni. L’ambiente fisico della casa è uno spazio che è stato soggetto a miglioramenti incrementali e continui durante tutta l’evoluzione umana e quindi ci sono molte cose che hanno già raggiunto un livello di stabilità e rifinitura adeguati. Essendo noi dotati di un corpo e avendo questo corpo una ben precisa ergonomia, non possiamo miniaturizzare più di un certo limite le tecnologie che ci circondano. Personalmente uno degli spazi che credo abbia un notevole margine di evoluzione è quello della cucina, in quanto è uno dei più tecnologici della casa. Contemporaneamente ha ricevuto relativamente poche innovazioni in tempo recente. Non solo: al contrario della tecnologia che abbiamo in soggiorno, che è intrattenimento, quella in cucina è invece essenziale e vitale.”

La tecnologia smaterializza, ma può anche creare dal nulla, per esempio con le stampanti 3D. Quali delle due tendenze prevedi produrranno gli effetti più interessanti nei prossimi anni?

Mauro Rubin: “Anche se non ho grandi competenze in merito seguo con curiosità la community dei “makers”, questi ragazzi stanno buttando le basi per una nuova economia che si basa sulla conoscenza condivisa (è ancora lunga la strada) ma da qualche parte bisogna pur iniziare no? Oggi con meno di 1000 euro possiamo portarci a casa una stampante 3D e iniziare a produrre oggetti di cui ignoravamo l’esistenza scaricando il loro schema direttamente dalla rete. Chissà se tra 10 anni si potrà fare la stessa cosa con il cibo?”

Davide Casali: “Credo che gli effetti più interessanti ci saranno proprio grazie alla tensione fra questi due elementi. Da un lato abbiamo la smaterializzazione che di fatto significa virtualizzare le cose e renderle trasparenti all’interno dell’ambiente. Un ottimo esempio sono gli studi della alimentazione elettrica senza fili portati avanti da molte società fra cui Intel o le interfacce gestuali come Leap Motion. Dall’altro lato abbiamo l’arrivo della stampa 3D che ormai costa meno di un frigorifero e che ci permetterà, in combinazione con il digitale, di stampare oggetti personalizzati che quindi possono adattarsi perfettamente a noi e alla nostra casa.”

Mauro Rubin: “Ci sono molti progetti che parlano di connettività e “internet of things” in modo molto ampio, non credo che il mio letto abbia molto da dire al mio frigorifero ma sicuramente il mio condizionatore potrebbe parlare con il meteo. Anche se non è tra i selezionati il “condizionamento automatizzato” è un progetto con i piedi per terra e si può implementare facilmente. Inoltre fa risparmiare e rende il mio consumo eco-sostenibile. Ovviamente esistono già soluzioni simili, ma riuscire ad avere una piattaforma standard su cui lavorare è molto interessante sia per i costruttori che per gli utenti finali.”

Davide Casali: “Per me ci sono due trend molto interessanti apparsi nelle proposte che sono state inserite. Uno è quello dell’adattabilità dei sistemi, dove il sistema apprende cosa piace alle persone e quindi si regola di conseguenza. Questo richiede dei sensori, ovvero della capacità di un sistema di domotica connessa di percepire molto più dell’ambiente.
L’altro trend è quello della semplicità, che tra l’altro va di pari passo con il discorso della smaterializzazione fatto in precedenza: interfacce più semplici e intuitive. La tecnologia per gli utenti è importante come abilitatore, ma in definitiva non interessa. L’importante è che faccia quello che dice, in modo affidabile e semplice. Le tre idee finaliste sono tutte ben strutturate e vanno tutte nella direzione di trovare soluzioni più semplici e personalizzate. Personalmente mi trovo più vicino alla Vodafone Family Pack, perché permette di semplificare la comunicazione famigliare e gioca proprio sul valore di Vodafone come tessuto connettivo.”


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Questo articolo è stato pubblicato giovedì 21/03/13 alle ore 10:00 e classificato in Mondo Vodafone » Prodotti & Servizi . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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