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Guai in vista per Google Glass: possibile divieto di utilizzo alla guida in West Virginia e nuovi dubbi sulla privacy

Fino ad oggi il progetto Google Glass ha raccolto una pioggia di pareri e commenti positivi, se non addirittura esaltanti, presentandosi come la tecnologia più innovativa tra quelle in arrivo nei prossimi anni. Proprio questa portata rivoluzionaria, però, impone e imporrà sicuramente alcune riflessioni sul corretto utilizzo del nuovo device.

Non a caso recentemente un deputato repubblicano in West Virginia, Gary G. Howell, avrebbe espresso l’intenzione di proibire l’uso alla guida degli occhiali per la realtà aumentata con una vera e propria proposta di legge, sottolineandone la pericolosità per chi è al volante. La pena prevista ammonterebbe a 100 dollari cumulativi per ogni infrazione (100 dollari la prima volta, 200 dollari la seconda, e così via). Una presa di posizione condivisibile, considerando che attraverso le lenti di Big G la realtà verrà arricchita da una miriade di informazioni aggiuntive, un’esperienza completamente nuova per tutti noi e dunque dagli “effetti” ancora sconosciuti.

La notizia giunge pochi giorni dopo un’analoga iniziativa, incentrata però sulla questione della privacy. A Londra tre studenti neo-laureati hanno creato il gruppo Stop the Cyborgs: la loro preoccupazione è che una diffusione di massa dei Google Glass possa rappresentare una forte minaccia per la privacy di chi sarà “osservato” attraverso le lenti iper-tecnologiche. Per promuovere la loro campagna di sensibilizzazione i tre studenti hanno creato una serie di gadget, dagli adesivi alle magliette, che alcuni negozi inglesi hanno già iniziato a distribuire.

Se saranno solo alcuni geek a indossare i Google Glass – ha spiegato Adam, un membro del gruppo, in una dichiarazione ad Ars Technicasi parla di un prodotto di nicchia che non può creare problemi. Se invece tutti inizieranno improvvisamente a indossarli, il fenomeno assumerà dimensioni rilevanti diventando potenzialmente molto intrusivo per la vita quotidiana di ognuno di noi. Il punto non è la tecnologia, è la cultura sociale che vi sta intorno”.

Come già accaduto parlando dell’abuso e della dipendenza da smartphone, social network, pc o internet in genere, la questione non riguarda tanto la tecnologia, che di per sé non è mai né buona né cattiva, ma l’uso che le persone ne fanno. La cultura, l’educazione e la consapevolezza di rischi e vantaggi sono sempre gli strumenti migliori per poter accogliere e sfruttare al meglio tutte le novità in grado di migliorare la nostra vita.

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì 25/03/13 alle ore 14:15 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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