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Il viaggio di Giovanni Sedda dopo la maturità

Dopo il racconto della vacanza dopo la maturità di Roberta Milano, oggi seguiamo Giovanni Sedda nel suo viaggio tra Francia e Inghilterra.

Nome
Giovanni Sedda

Dove ti trovo in Rete?
Su Facebook, Twitter, Google + e Pinterest.

Che ricordi hai della tua maturità?
La maturità mi ricorda mia nonna, la casa di paese con le travi in legno dove preparai l’esame, il canto dei grilli, la prima volta a Parigi, Montmartre, i Madness ascoltati sul walkman, gli impressionisti che mi impressionarono, un grande amore giovanile, le passeggiate e le corse in mezzo agli alberi del monte della mia città natale, la mia piccola tesi su “Leopardi ottimista” e quella su “Tempi Moderni” di Chaplin, una piccola prosa che non ritrovo più e vorrei ritrovare, un tema consegnato su foglio protocollo bianco concluso con un punto finale e la spiegazione di questo su un altro foglio protocollo consegnato dopo aver ricevuto il voto dall’insegnante, insomma tanti ricordi…

Dove sei andato in vacanza all’estero quell’estate?
Ricordo Parigi e quella strana sensazione di voler sempre mangiare cornetti e bere succo di arancia, le notti a vedere i concerti, le passeggiate con gli amici a immaginare il futuro su quelle strade così grandi e importanti che il futuro doveva essere per forza grandioso, ricordo l’Inghilterra e le prime difficoltà con la lingua, il tentativo goffo di bere caffè lungo.

Come comunicavi con la famiglia durante quella vacanza?
Sono sempre stato abbbastanza indipendente, ricordo che da ragazzino scrivevo molte lettere e cartoline e amavo poco il telefono. Non vi erano i social e quello era un buon modo per tenersi in contatto con amici nuovi e vecchi. Scrivevo anche a mia nonna ogni tanto nella lingua sarda. Ricordo che a Parigi e in Inghilterra cercavo la fatidica cabina per telefonare e chiamavo casa, quelle telefonate brevi e rassicuranti dove tutto va bene e tutto è bellissimo. Ora che ci penso allora non era affatto un problema camminare o stare lontano da casa senza essere rintracciato in qualsiasi momento ma quando vedevi una cabina rossa scattava l’urgenza di voler rassicurare e salutare i tuo cari.
Ricordo alcuni amici che avevano genitori un pò più apprensivi per i quali trovare un telefono per chiamare in qualsiasi momento era una cosa fondamentale. Le prime vacanze con telefonino al seguito mi hanno poi invece fatto conoscere la difficoltà di avere una scheda per navigare o telefonare all’estero.

Un aneddoto dal tuo viaggio?
Ricordo una ragazza francese conosciuta sulla metro, molto divertente. Era di Besançon e faceva l’Università a Parigi. Con gli amici facevamo tanto chiasso, ci guardava e sorrideva, infilai una mano sotto la mia maglietta e iniziai a muoverla come se il cuore fosse impazzito. Ci conoscemmo, mi fece conoscere la città e mi regalò una copia di Autodafè di Canetti. Ora che ci penso all’epoca ci si dava appuntamento e si cercava il primo telefono utile per chiamare digitando il numero appuntato sull’agendina con tanta premura con la paura che qualcosa andasse storto e un’incredibile serata sfumasse via. Ancora oggi appunto i numeri di telefono sull’agendina, un’abitudine che mi è rimasta.  Ci scrivemmo molte lettere e scambiammo parecchie telefonate a gettoni. Ora che ci penso chissà con i social come sarebbe andata a finire … saremmo rimasti sempre in contatto?

Photocredit: Laura Bittner

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì 08/07/13 alle ore 16:00 e classificato in Web & Social » Social Media . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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