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Il viaggio dopo la maturità in interrail e in campeggio

Pubblichiamo oggi una doppia intervista per l’ultimo appuntamento con i viaggi di fine maturità. Dopo i racconti di Roberta Milano e Giovanni Sedda, seguiamo Alessio Bragadini nel suo interrail destinazione Danimarca e Valentina Cinelli alle prese con le difficoltà tecniche per rassicurare i genitori a casa.

Dove ti trovo in Rete?

Valentina:
“Basta cercare @bastet, o inseguire le tracce feline…”

Alessio:
“Ho un blog personale ma “in sonno” da diverso tempo, negli ultimi mesi sto soprattutto lavorando dietro le quinte per clienti e progetti e scrivo cose più brevi sui social network come Twitter e Facebook dove mi trovate col nickname abragad”

Che ricordi hai della tua maturità?

Valentina:
“Di grande stress, di grande delusione, ma anche di grande liberazione…”

Alessio:
“In quegli anni ero un acerbo ragazzino di provincia molto studioso, la maturità doveva essere un coronamento di un percorso di studio, ma ho sbagliato così tanto le prove scritte che ho preso un brutto voto! Ero anche molto innamorato (e non ricambiato) e queste cose aiutano in una canzone di Venditti, non se vuoi concentrarti.”

Dove sei andato in vacanza quell’estate e come comunicavi con la famiglia durante quella vacanza?

Valentina:
“In un campeggio vicino Orbetello. C’erano i telefoni pubblici. Una pensilina con 4 telefoni dove la sera si faceva la fila per andare a rassicurare i propri genitori. Lasciare ragazzi appena usciti dalla maturità, soli in un campeggio, era motivo di grande preoccupazione per loro. Invece per ricevere le loro telefonate, i genitori chiamavano direttamente la direzione del campeggio, la quale via altoparlante scandiva i nostri nomi: “Valentina Cinelli è desiderata in direzione”.
Solitamente le chiamate arrivavano alle 9 del mattino. E al terzo richiamo via megafono, sia i genitori che l’intero campeggio intuivano che la sera prima avevamo fatto tardi e non eravamo in condizione di uscire dalla tenda e fare 200 metri fino al gabbiotto del telefono…”

Alessio:
“Dopo la maturità, ma non subito, ho fatto il primo Interrail con gli amici della scuola arrivando fino alla punta della Danimarca, telefonavamo una volta ogni tanto a turno e le famiglie si sincronizzavano (era il 1989, altro che roaming, non c’erano nemmeno i cellulari), fu una vacanza molto tranquilla ed “educata”. Ho rifatto di nuovo Interrail qualche anno dopo con gli amici dell’università e fu meno tranquilla per fortuna. Più interessanti dal punto di vista dell’onere telefonico i mesi di Erasmus in Svezia: c’era un solo ragazzo italiano con un costosissimo cellulare (preso anche un po’ in giro per questo) mentre tutti noi ci adattavamo con telefoni fissi vari, la compagnia telefonica voleva carte e depositi per installarti una linea nella tua stanzetta e quindi solo chi aveva entrature e conoscenze varie riusciva a farsela allacciare; mi ricordo di una ragazza belga il cui telefono durò 36 ore durante le quali ricevette otto telefonate dalla madre (lo riportò per disperazione), mentre invece io usavo principalmente il telefono della studentessa italiana con cui avevo una storia: a fine relazione mi presentò un lungo e salato conto per tutte le telefonate.”

Photocredit: Kunstee

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 17/07/13 alle ore 16:00 e classificato in Web & Social » Social Media . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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