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Al San Ferdinando “Circo Equestre Sgueglia” secondo Arias

Recensione scritta da Valentina Mazzella, Corso di laurea Lettere Moderne  (Università Federico II di Napoli )

L’opera più napoletana di quest’edizione del Teatro Napoli Festival Italia è stata di certo “Circo Equestre Sgueglia”, messa in scena dal 21 al 23 giugno al Teatro San Ferdinando. Il regista, il celebre franco-argentino Alfredo Arias, ha portare sul palcoscenico uno degli spettacoli di Raffaele Viviani meno rappresentati nel corso del Novecento. L’ ha fatto con maestria, rispettando la veste tradizionale della storia e allo stesso tempo aggiungendo al tutto un tocco di personale creatività.

I riflettori si accendono sulla quotidianità e sugli intrighi amorosi che legano tra loro i componenti della compagnia del Circo Equestre Sgueglia, trampolini di lancio per raccontare la piega grottesca e a tratti amara che spesso i rapporti tra le persone assumono. Fuori dal tendone della esibizione, tra roulette e vagoncini, le vite dei personaggi sono animate da amori e tradimenti, devozione coniugale e inganno, segreti e malelingue. Tra un sorriso e una smorfia di cinica ironia, gli eventi convergono verso un finale tragico capace di commuovere il pubblico. Reazione inevitabile se si pensa al destino dei protagonisti che, costretti per lavoro a far ridere gli altri, si ritrovano nel privato a soffrire profondamente con l’unica colpa di aver amato. Non importa che i personaggi siano circensi. Non importa che il loro circo sia stato allestito in piazza Mercato a Napoli. Le loro passioni e le loro sofferenze sono specchio della condizione umana universale, temi che accomunano le persone del primo dopoguerra a quelle di oggi e di ogni epoca.

Il ritmo delle scene, delle musiche e delle coreografie è stato coinvolgente sino alla fine, anche durante l’ultimo atto, quando il sipario si è abbassato e la scenografia è diventata essenziale, una semplice immagine di Piazza del Carmine. A coronare l’ottimo risultato sono servite le interpretazioni di Massimiliano Gallo nei panni che un giorno lo stesso Viviani indossò (don Samuele), Monica Nappo (Zenobia), Francesco Di Leva (Roberto), Giovanna Giuliani (Giannina), Carmine Borrino (Giannetto), Tonino Taiuti (Bagonghi), Gennaro di Biase (Bettina), Marco Palumbo (Don Ciccio), Autilia Ranieri (Marietta), Lorena Cacciatore (Nicolina) e Mauro Gioia (il narratore in frac voluto dal regista). Successo dunque assicurato per uno spettacolo che lascia il pubblico compiaciuto e un po’ stordito da quanta verità sia possibile leggere in una commedia in tre atti.

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Questo articolo è stato pubblicato giovedì 03/10/13 alle ore 10:00 e classificato in Mondo Vodafone » Eventi . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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