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Scatti di corsa a Trieste, con Gabriele Persi

Non di soli chilometri e velocità è fatta la corsa. Ce lo racconteranno Giovanni Sedda e Gabriele Persi, attraverso gli obiettivi di due iPhone 5s, nelle prossime settimane.

Seguili su Twitter con l’hashtag #scattidicorsa e, perché no, corri insieme a loro e raccontaci anche tu le tue emozioni in movimento.

Oggi conosciamo insieme Gabriele Persi.

Nome:

“Gabriele Persi (ma su Facebook mi è rimasto appiccicato il soprannome PEPS!)”

Dove ti troviamo in rete?

Dovunque, perfino su Google+.”

Qual è stato il motivo che ti ha spinto a correre per la prima volta?

“La pigrizia. Sembra assurdo ma è così: al liceo odiavo la prima ora di ginnastica. Ricordo che il professore dava la possibilità di allenarsi per la corsa campestre al posto di flessioni, addominali e cose varie. Io e un mio amico accettammo e – scoop! – quasi sempre salivamo verso la strada che porta in collina ma alla prima panchina nascosta ci sedevamo e ridevamo per un’ora! Poi le gare si dovevano correre e – chissà perché – mi riusciva piuttosto bene, anche senza un allenamento adeguato.”

Quali sono i luoghi in cui preferisci correre?

“Sul lungomare, con i gabbiani a giocare con me e a provare a starmi dietro. Sì, ho le prove fotografiche: ogni tanto qualcuno si mette al mio fianco, a distanza di sicurezza ovviamente e “corre” con la zampette così veloci che sono sicuro mi stia prendendo in giro: soprattutto quando poi mi guarda e inizia a volare via. Rido. Ah, adoro anche correre fra i boschi sul Carso: ma lì ci sono i cinghiali e se ne incontri uno, beh, è più grosso di un gabbiano, ad occhio.”

Hai un trucco per vincere i momenti di pigrizia in cui non vorresti uscire a correre?

“Solo uno? Ne servono molti. Ma quello che preferisco è l’uso spiritoso dei promemoria del telefono: per esempio, lunedì scorso, mentre bevevo il caffè alle 5 prima della corsa, me ne è apparso uno che avevo impostato un mese prima: «sveglia smidollato e muoviti altrimenti te torna la panza». Rido, mi alzo e vado. Ma il segreto più efficace nel lungo periodo è: «non pensare a cosa hai voglia, tanto sai benissimo che dopo la corsa sei felice».”

Hai mai corso in condizioni climatiche non troppo favorevoli? Ci racconteresti un episodio?

“Per me la corsa è vita, ma la vita non è corsa: non sono uno di quelli che “comunque, dovunque, con qualunque tempo”: se piove troppo, mi ingrigisco bellamente sopra a un tapis roulant, lo ammetto. Ma c’è un’esperienza che ogni runner dovrebbe provare: correre contro vento. Anzi, contro la famosa bora e in salita. Com’è? Semplice: tu cerchi di proseguire facendo una fatica enorme, ma non ti muovi se non di qualche centimetro e.. ridi. Sì, io rido tantissimo, e devo sforzarmi di farlo solo mentalmente perché se apro la bocca – con la bora contro – beh, questo non ve lo racconto, venite a correre a Trieste per provarlo!”

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 11/12/13 alle ore 16:00 e classificato in Web & Social » Social Media . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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