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La tecnologia aiuta tutti, ma non i nostri cervelli

Tecnologia, croce e delizia dei nostri tempi. Sì perché, se è vero che grazie alle continue e incessantii novità tecnologiche i nostri campi d’azione in qualsiasi ambito si sono moltiplicati notevolmente riducendo il nostro lavoro e i nostri sforzi mentali, pare che proprio questo abbia ripercussioni sul funzionamento del nostro cervello, nella fattispecie sui processi legati alla memoria.

Le ultime ricerche dimostrerebbero infatti che far lavorare poco la memoria incide sul livello di funzionamento del cervello e sull’intelligenza in generale. E la tecnologia ha le sue responsabilità.

La rete, il web, la tecnologia hanno reso disponibile una mole immensa di dati, informazioni, immagini, notizie ed è comprovato che il sovraccarico di informazioni renda più difficile ricordare le cose. Mentre la memoria a lungo termine ha un magazzino immenso, quella a breve è limitata e man mano che riceve informazioni, ne perde altre. Inoltre non abbiamo il tempo di assorbirle e metabolizzarle, quindi non riusciamo a collegarle in maniera significativa.

Insomma, la tecnologia ci ha impigriti e, avendo a disposizione strumenti che “ricordano” per noi, poi, siamo sempre meno propensi a farlo, perdendo anche però il senso “sociale” dei processi di memoria, quello che ci portava a condividere oralmente, chiedere conferma, tramandare tra generazioni.

Accade così che perdiamo un altro luogo di socializzazione reale, in funzione di uno virtuale che ci porta a condividere online con altri le nostre esperienze, i nostri ricordi, per esempio con commenti o foto sui social, creando una memoria collettiva che però va a discapito della nostra individuale, una volta molto più solida perché motivata dalla necessità di mantenere vivo il ricordo da sola.

Secondo una recente ricerca americana i cosiddetti millennials, cioè coloro che sono nati tra gli anni ’80 e i primi anni 2000, hanno performance di memoria molto più basse rispetto a chi ha 55 anni. Questa perdita di memoria sarebbe dovuta a stress, depressione e scarsa capacità di giudizio, causati in parte dalla natura multitasking delle attività quotidiane di questo target che li porta a una perdita di sonno e quindi a più alti livelli di oblio.

Insomma, vista così sembriamo essere destinati a diventare automi, ma niente panico, l’importante è capire i vantaggi e i limiti dell’immenso potere della tecnologia che ogni giorno tutti maneggiamo e trovarle il giusto posto nelle nostre vite.

 

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Questo articolo è stato pubblicato sabato 21/12/13 alle ore 11:00 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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