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Al MWC HTC Desire 816 e 610: come fare ricerca con lo smartphone

Mobile World Congress aperto ai top di gamma ma non solo. A confermarlo è HTC con due scommesse sul mercato degli smartphone di fascia media. La casa taiwanese, dopo aver dato appuntamento a New York per il 25 marzo a tutti quelli che attendevano l’erede di One, ha presentato i nuovi HTC Desire 816 e HTC Desire 610: due terminali che arriveranno in Italia ad aprile, pensati per ampliare il target di riferimento.

Nel primo modello ritroviamo alcune caratteristiche del One: doppio altoparlante frontale con BoomSound, interfaccia Htc Sense 5.5 con Blinkfeed e Zoe, un display da 5,5 pollici HD e una fotocamera frontale da ben 5 Megapixel, accompagnata da una fotocamera principale da 13 Megapixel. Connettività 4G/LTE, il processore è uno Snapdragon 400 Quad-core da 1,6 GHz con 1,5 GB di Ram, 8 GB di memoria interna con possibili espansioni via MicroSD. La batteria da 2.600 mAh assicura ottima autonomia.

Spostiamoci ora sul 610. La sua carta di identità è fatta di somiglianze e differenze con l’816. Stessa piattaforma ma con differente clock (1,2 GHz), diversa è anche la RAM (1 GB), mentre la memoria di storage ammonta a 8GB in entrambi i casi. Differenze anche per la diagonale del display, il 610 mette a disposizione uno schermo di 4,7 pollici, e per la dotazione fotografica, che in questo caso presenta una fotocamera anteriore da 8 megapixel e una posteriore da 1,3 megapixel.

A margine della presentazione un momento interessante con il lancio di un’app legata ai due device. Si tratta di Power to Give, una vera e propria iniziativa di “volontariato informatico” per aiutare la ricerca scientifica. Attualmente in versione beta, l’app è stata sviluppata da HTC in collaborazione con David Anderson dell’University of California di Berkeley. L’obiettivo è quello di sfruttare la potenza di calcolo inutilizzata dei moderni smartphone a favore di progetti di ricerca finalizzati allo studio delle molecole umane e alla lotta contro malattie come il cancro, l’Aids e il morbo di Alzheimer. Scaricando l’app dal Google Play Store, si offre il proprio contributo a un grande network WiFi di dispositivi mobili: una sorta di super computer fatto di tanti mini device, deputato a raccogliere grandi quantità di dati.

Per avere un’idea delle potenzialità del progetto, bastano le dichiarazioni di Gianni De Fabritiis, ricercatore presso l’Università Pompeu Fabra di Barcellona, il centro che ha dato vita al progetto Seti (Search for extraterrestrial intelligence): “Un milione di smartphone connessi al servizio Power to Give sarebbero in grado di fornire una potenza di elaborazione enorme, simile a quella di uno dei 30 supercomputer oggi attivi del mondo, portando a una riduzione drastica dei cicli di ricerca“.

Power to Give sarà inizialmente compatibile con la famiglia HTC One, HTC Butterfly e HTC Butterfly S, ma l’idea è di renderlo disponibile al download anche per altri smartphone Android nel giro di 6 mesi: un bel modo per responsabilizzare gli utenti e offrire un sostegno tangibile nei campi vitali della ricerca.

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 26/02/14 alle ore 11:30 e classificato in Mobile & Tech » Smartphone & Telefoni . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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