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Ricerca USA: il buon umore è contagioso anche via Facebook

La bellezza del web si è sempre giocata sull’interattività, sull’immediatezza, e sulla possibilità di un contatto live che – spontaneo o meno – avesse comunque la capacità di toccarci e di coinvolgerci. Un discorso quindi che è legato da sempre alla natura e alla storia di internet, ma che oggi trova ancora più forza e visibilità nel mondo dei social. In ambienti come Facebook, Twitter e altre piattaforme il linguaggio è sempre più cucito sulle emozioni degli utenti, anche perché spesso per raccontare un’emozione si piange, si ride, ci si agita: non servono mille parole, e può bastare un emoticon, uno status, o 140 caratteri. Senza girarci troppo intorno. E’ questa l’intuizione che spiega il successo mondiale di queste realtà, e non a caso sono proprio gli status e i tweet il campo di tantissimi studi su come questi possano generare effetti a catena fra cerchie di amici, e influenzare il nostro come il loro stato d’animo. Sull’argomento però è interessante notare come il mondo sia davvero bello perché vario, con risultati in alcuni casi agli opposti.

Ad esempio nel gennaio del 2013 è uscito uno studio del Dipartimento di Sistemi Informativi dell’Università Tecnica di Darmstadt, a cura della Dott.ssa Hanna Krasnova, secondo cui Facebook, su un numero di utenti che va dal 20 al 30% del campione, provoca una vera e propria “spirale di invidia” nei confronti dei propri amici, che porta ad impreziosire il proprio profilo digitale per attirare l’attenzione (spesso negativa) di altri contatti. Sempre nel 2013, ma nel mese di aprile, una ricerca condotta da Tarun Bastiampillai dell’ Università australiana di Adelaide afferma che Facebook è portatore di sentimenti soprattutto negativi, e fra questi la depressione e il senso di solitudine.

Dunque tutte reazioni dal segno meno, un quadro che però viene corretto da un’ultimissima indagine diretta da James Fowler, esperto di genetica medica e scienze politiche presso la University of California a San Diego, e già autore di numerosi studi sul fenomeno del contagio di comportamenti ed emozioni (come obesità, generosità, felicità). Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Plos One, che vede anche la collaborazione degli italiani Lorenzo Coviello e Massimo Franceschetti, gli aggiornamenti di stato o post positivi di un utente sui social network richiamano post positivi dei suoi amici. Lo stesso vale, anche se in misura minore, per l’umore negativo. Questo è stato dimostrato focalizzandosi solo su reti virtuali (diversamente dal passato), quindi con l’analisi di oltre un miliardo di stati d’animo di circa 100 milioni di utenti Facebook anonimi, raccolti tra marzo 2009 e marzo 2012.

Per evitare ogni interferenza, i ricercatori hanno deciso di studiare in particolare i cambiamenti di stato durante le giornate di pioggia, che solitamente causano tristezza. E in effetti la pioggia riesce a modificare il tenore dei post, aumentando quelli negativi dell’1,16 per cento e riducendo i positivi dell’1,19 per cento. Secondo la ricerca, ogni post negativo in più produce in media 1,29 messaggi negativi in più tra gli amici mentre ogni post positivo ulteriore produce 1,75 messaggi positivi in più tra i contatti.

E voi? Vi lasciate contagiare dallo stato d’animo dei contatti virtuali?

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Questo articolo è stato pubblicato martedì 18/03/14 alle ore 10:00 e classificato in Web & Social » Social Media . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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