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Entro il 2015 l’auto che “legge la mente” del conducente

Ricordate la serie tv Supercar, in cui il protagonista dialogava con la sua macchina intelligente tramite un supercomputer? Nel giro di qualche anno potrebbe non essere più una genialata da sceneggiatori della tv.

Quello delle auto intelligenti è un mercato in forte espansione, grazie all’integrazione di strumenti sempre più avanzati per migliorare l’esperienza di guida e la sicurezza delle persone. Le altissime potenzialità dell’elettronica hi-tech permette alle automobili di fare un gran numero di cose, non a caso la grande novità dell’ultimo Salone dell’Auto di Ginevra è di marca Apple. Attraverso il sistema CarPlay, il colosso di Cupertino si propone un obiettivo preciso, inseguito anche da Android negli ultimi mesi: fare dell’automobile una connected car, il più grande degli apparecchi mobili connessi a internet, veri e propri uffici mobili personalizzati e interattivi.

Insomma la ricerca viaggia spedita, ma dato che a tutto c’è un limite, nemmeno i modelli più evoluti sono stati finora in grado di leggere la mente, capendo addirittura se il guidatore è in grado di mettersi al volante. Finora, appunto.

Infatti i ricercatori dell’École Politecnique di Losanna, in collaborazione con una casa automobilistica francese non ancora ufficializzata, starebbero studiando un prototipo di auto smart basata su un sistema di riconoscimento facciale. Il sistema, rigorosamente computerizzato, ha come obiettivo evitare gli incidenti automobilistici, una della maggiori cause di morte e infermità negli ultimi anni: infatti secondo i dati Istat la distrazione è la prima causa di sinistri in Italia, con il 16%, mentre un terzo degli incidenti mortali è dovuto alla guida in stato di ebbrezza.

In pratica, tale tecnologia dovrebbe utilizzare alcuni sensori per interpretare l’umore del guidatore, fatto questo potrebbe identificare gli stati d’animo che potrebbero predisporre maggiormente alle tragedie della strada. Il sistema inoltre sarebbe basato su una sorta di scatola nera dotata di una telecamera collegata ad un algoritmo per il riconoscimento facciale e montata dietro al volante, così l’analisi per la rilevazione degli stati d’animo dovrebbe cominciare ancora prima che l’utente cominci a guidare.

Il dispositivo nei primi test si è concentrato solo su irritazione e disgusto, ma in futuro verrà “allenato” anche a capire la stanchezza e la distrazione sempre attraverso il volto. Al computer inoltre è stato “insegnato” a riconoscere le espressioni con una serie di foto, ma già con i video sono arrivati i primi riscontri positivi. Antonio La Gatta, un ingegnere che insieme al chirurgo Gianfranco Azzena ha inventato una scatola nera sul modello di quella svizzera, spiega: “Le tecnologie per il riconoscimento facciale sono molto promettenti, ma al momento la loro efficacia non è ottimale, bastano delle ombre sul volto del conducente per ‘imbrogliare’ il computer. Questi dati potrebbero funzionare se accoppiati ad esempio a quelli presi da un accelerometro sullo stile di guida”.

La tecnologia dunque presenta alcuni limiti, anche per questo il sistema punta a individuare anche 14 diversi indici sullo stile di guida, compresi due legati alla personalità e alle emozioni, ricavate non dall’immagine del pilota ma dalle caratteristiche della guida. In ogni caso per La Gatta i tempi sono maturi:  “Dal punto di vista della tecnologia ormai non ci sono più problemi, e una direttiva europea in discussione potrebbe renderle obbligatorie sulle auto nuove entro il 2015″.  

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Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 19/03/14 alle ore 12:30 e classificato in Mobile & Tech » Hi-Tech . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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