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Dipendenza dal web: a Milano si cercano risposte globali

Internet, grazie a dispositivi sempre più smart e portatili, è diventato una presenza costante nelle nostre vite. Una grande opportunità, che va però sfruttata nel migliore dei modi, evitando ad esempio di cadere in nuove forme di dipendenza. Tra queste la più comune è la dipendenza dal web (l’utilizzo della Rete per troppe ore al giorno), uno dei temi più attuali e dibattuti nella comunità scientifica.

Non a caso Milano ha ospitato lo scorso weekend il primo convegno internazionale sugli Internet disorders. Ad organizzarlo l’Agenzia nazionale per la società dell’informazione, il punto di partenza dei lavori è il modello virtuoso della Corea del Sud. Infatti il governo di Seul, dai quasi 6 milioni di “malati” del web toccati nel 2005, ha saputo dimezzare la cifra con un dipartimento ad hoc all’interno del ministero per l’Innovazione, centri ospedalieri specializzati, campagne di formazione del personale sanitario e scolastico e persino un numero verde per le emergenze.

La realtà asiatica però non è un’emergenza isolata, infatti l’urgenza tocca anche l’Europa e l’Occidente, dove si lamenta la mancanza di leggi che riconoscano la web-dependence come forma di patologia. A ricordarlo con forza Serge Tisseron  dell’Università Paris VII, sottolineando come purtroppo “esista soltanto il codice di autoregolamentazione che si sono dati i produttori di videogiochi e che indica sulla carta l’età adatta a ogni videogame”. Insomma, serve un cambio di passo, come osserva l’organizzatore del convegno Paolo Giovannelli, psicologo, psicoterapeuta e professore all’Università Statale di Milano: “Non vogliamo dibattiti da televisione, piuttosto discutiamo di cura e prevenzione. Abbiamo di fronte ragazzi, donne, pensionati, forme di dipendenza che vanno dai social network al sesso o al gioco sul web: non c’è più un identikit, tutti siamo potenzialmente a rischio”.

Anche per questo Giovannelli ha creato una squadra privata di psicologi, riabilitatori psichici e professionisti del web sotto il cappello dell’Esc team, dal nome del tasto che permette di uscire dalle finestre aperte sul browser. E stando proprio alle ultime indagini del suo gruppo, coordinato dalla ricercatrice Chiara Boroni, circa il 77% delle unità di psichiatria infantile del territorio di Milano ha avuto un paziente dipendente da internet, e in oltre il 60% dei casi la dipendenza da internet era la diagnosi principale. Numeri che fanno pensare se visti in prospettiva, non a caso lo psicologo milanese sta cercando di creare una rete di ricercatori in tutta Italia e ha già deciso le prossime tappe: congresso a Napoli nel 2014 e a Pisa nel 2015. Con la speranza di accendere i riflettori dei media.

 

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Questo articolo è stato pubblicato martedì 25/03/14 alle ore 16:00 e classificato in Lifestyle » Eventi . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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