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In rete si legge sempre meno: l’alternativa si chiama slow reading

Non è una novità di quelle che ci spiazzano, ma l’Italia si conferma Paese in cui la lettura è sempre più un optional. Secondo l’Istat, la popolazione oltre i 6 anni che nel 2013 si è dedicata alla lettura di libri è pari al 43%, con una flessione del 3% rispetto al 2012, mentre cresce sempre di più l’uso del personal computer (diffusi nel 62,8% delle abitazioni), del web (circa il 53% dispone di connessione ADSL), e dei cellulari (posseduti dal 93,1% delle famiglie, di cui la metà connessi a Internet). Dunque due tendenze chiarissime… ma come si legano dal punto di vista qualitativo, e quanto tutto questo cambia il nostro modo di leggere?

Il legame c’è eccome – e non solo in Italia -, secondo Maryanne Wolfe, della Tufts University di Boston. “Ormai internet sta facendo del cervello una sorta di Twitter biologico, la sintesi e la schematicità sono tutto”, spiega la neuroscienziata, responsabile di un laboratorio di ricerca permanente sugli effetti del web sulla lettura tradizionale. “Diciamo che il cervello non nasce per leggere, e si è dovuto adattare con l’arrivo della scrittura. Prima di Internet invece si leggeva in modo lineare: a una pagina ne seguiva un’altra, e le immagini erano un contorno. Oggi, con testi linkati, video e parole mescolate il cervello si adatta, e cerca scorciatoie per orientarsi”. Nasce così la lettura on-line: “Da almeno vent’anni minaccia i circuiti di lettura profonda sviluppati nel corso di diversi millenni, e il risultato è che c’è superficialità nell’acquisire nozioni e concetti, superando quel modello di totale comprensione del testo che ci è stato insegnato in passato”.

Un’anticipazione però arriva dai telegiornali: “Come i notiziari ci hanno abituato ad accontentarci di brandelli sonori che ci raggiungono mentre facciamo altro, così la lettura di notizie sul web ci accontenta a leggere qualche riga, a cercare parole chiave interessanti, per poi chiudere la pagina meccanicamente. E il grave è che lo facciamo anche libri alla mano”.

Come affrontare tutto questo? Come per il cibo si parla di Slow food, la risposta si chiama Slow reading: lettura lenta, consapevole delle differenze tra la lettura online e quella su carta. “Non possiamo tornare indietro”, dice Wolf. “Dobbiamo educare i nostri bambini leggendogli libri e insegnandogli a leggere in modo lento e attento, senza scaraventarli nell’era digitale e tecnologica. Dobbiamo fare tutte e due le cose, parallelamente”. Uno sforzo enorme, ma ne vale la pena.

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 18/04/14 alle ore 10:00 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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