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Chi vincerà i Mondiali alzerà una coppa… made in Italy

Gli azzurri hanno tutt’altro che entusiasmato in questi Mondiali, ormai vicini al loro momento più emozionante. In ogni caso nella notte di Rio de Janeiro, che vedrà di fronte Argentina e Germania, ci sarà sempre un pizzico di Italia, come da 40 anni a questa parte. Infatti il trofeo che dal 1974 ha sostituito la Coppa Rimet viene prodotto nel nostro Paese, e precisamente a Paderno Dugnano, in provincia di Milano. Qui ha sede la Gde Bertoni, piccola azienda con 12 dipendenti, e qui, negli anni ‘70, è nata la coppa più famosa di sempre.

La storia della ditta comincia però nei primi del ‘900, quando Eugenio Losa si mette a produrre distintivi e oggetti sacri con il suocero Emilio Bertoni. Una prima svolta arriva nel 1960, quando l’azienda vince l’appalto per le medaglie delle Olimpiadi di Roma, ma il vero salto di qualità è del 1971, con la Fifa che bandisce un concorso per disegnare un nuovo trofeo dei campionati del Mondo: lo scultore milanese Silvio Gazzaniga, direttore artistico della Bertoni, pensa a una coppa che dia insieme un‘idea di dinamismo e di semplicità, ma non si limita a mandare i bozzetti, invia anche un prototipo in gesso, decisivo per convincere il massimo organo calcistico.

Arriveranno negli anni successivi altre soddisfazioni, con la licenza per la creazione di tutte le coppe delle competizioni UEFA, ma il fiore all’occhiello resta sempre il trofeo per eccellenza: 36,8 cm di altezza con un diametro della base pari a 13 cm e un peso complessivo di 6,2 chili, la coppa del Mondo è in oro massiccio a 18 carati e al di sotto del basamento sono incisi i nomi delle nazionali che dal 1974 si sono aggiudicate il trofeo per un totale ad oggi di 10 mondiali disputati.  Per realizzarla, nelle varie fasi, ci vogliono 8 persone. Prima si prepara uno stampo con la forma della coppa in cui si scioglie il metallo. Poi viene lavorato a mano, si sistemano tutti i buchi di fusione, viene pulito con delle spazzole e sgrassato in un bagno speciale. Viene immerso in oro puro, lavato con bicarbonato e asciugato. L’assemblaggio inizia dal corpo, poi c’è una base in malachite, un anello centrale, un’altra base in malachite e infine un disco in oro in cui sono incisi tutti i nomi dei vincitori.

Dunque un procedimento innovativo e insieme fedele alle tradizioni, ma con un solo problema: lo spazio finito della targa abbinata alla coppa. Infatti c’è spazio solo per altre 7 incisioni, quindi nel 2038 la Coppa verrà sostituita da un nuovo trofeo: speriamo che resti italiano, e ci faccia ancora sognare.

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Questo articolo è stato pubblicato sabato 12/07/14 alle ore 11:00 e classificato in Lifestyle » Design & Fashion . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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