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Enrico Veronese: un fan della musica dalla prima “radio libera” a Spotify

Giornalista, consulente, autore, esperto e, anche soprattutto, appassionato di musica. Fin da quando la madre con lui ancora bambino gli faceva ascoltare cantautori italiani e francesi e il meglio della leggera dagli anni ’60 in poi. Era il tempo della “radio libera”, un’epoca per certi versi “preistorica” rispetto al nuovo modo di fare e fruire la musica oggi. Partendo da quel prezioso patrimonio di conoscenze ed esperienza, Enrico Veronese ci racconta come ascolta la musica oggi, a iniziare da Spotify. E quali sono i suoi gruppi e canzoni preferiti. Lanciandosi anche in previsioni per il futuro, con i servizi mobile sempre più diffusi e performanti.

Come è nata la tua passione per la musica?
Grazie a mia madre, che fin da piccolo mi instradò all’ascolto dei cantautori italiani e francesi, oltre che della miglior musica leggera dagli anni Sessanta in poi. Divenni ben presto un fan della radio, quella locale e “libera” (come si diceva allora), e dalla prima adolescenza cominciai a scoprire le cose in tempo reale.

Qual è il tuo rapporto con la musica online?
È ormai da tempo l’unico modo con cui praticamente rispondo al quesito istantaneo “voglio ascoltare X”. Apro Spotify o Soundcloud o più spartanamente Youtube, e ascolto. Non appena ricevo una suggestione da un articolo, dai network o da qualche parte nella mia memoria, attacco le casse al laptop (per i bassi, altrimenti compressi) e procedo.

Qual è stata la tua colonna sonora per il 2014?
Ammetto che, dopo aver dedicato una decina d’anni e forse più alla promozione musicale e alla divulgazione delle novità indipendenti specie in campo italiano, da qualche tempo sono diventato un ascoltatore pigro, casuale, disinteressato e bisognoso di rassicurazioni. Ciononostante ho apprezzato molto certa canzone d’autore aggiornata al suono contemporaneo: Riccardo Sinigallia, Vessel, Non Voglio Che Clara, Dilaila, Bianco, Saluti da Saturno, Strueia, l’esordiente Lucio Corsi, il sempre sottovalutato Mario Venuti e i suoi ospiti, l’anglofono Shiva Bakta, Nada vestita di nuovo, il trio Gazzè-Silvestri-Fabi. E molte cose nascoste di qualche anno fa, quando di musica scrivevo. Anche perché ne vedo tante che nascono vecchie. L’ultima bella canzone dell’anno è “Maledetti italiani” di Colapesce, ma per i tempi discografici – come il piacevole ritorno di Carmen Consoli – è già a cavallo del 2015.

Qual è il tuo podio dei primi tre album, un gruppi e playlist su Spotify?
Né suor Cristina né la pur unanime St. Vincent, ma per etica ed estetica dico il mappamondo di C’mon Tigre, chiaramente l’esordio solista del mio adorato Damon Albarn e poi la rivelazione Alvvays. Wild card per il debutto frizzante dei giovani bolognesi Altre Di B. Anche se la canzone più cliccata è “Awake” di Tycho, indelebile dalla corteccia cerebrale. O forse un evergreen di Sixto Rodriguez, “Crucify your mind”. Ovvero “Togliti quelle Hogan” dei Numero6, chissà.
Mi fa piacere vedere che un duo italiano come M+A sta scalando l’interesse internazionale, come pure “Robert Downey jr.” dei brillanti Van Houtens. I prossimi a meritarlo sono i News For Lulu. Per il mio quarantesimo compleanno ad aprile avevo allestito su Spotify tre playlist a ritroso, hanno accompagnato me e i miei follower per mesi, e perdonerete se nell’anno della cifra tonda sono stato per lo più retrospettivo (a fine marzo, gli Spandau Ballet vicino casa).

Quali saranno secondo te le rivelazioni musicali del 2015?
Premesso che sarà l’anno del ritorno di Madonna, parlo sempre della scena italiana, o limitrofa: da Lugano i Peter Kernel, a sentire i primi singoli l’album “Thrill addict” sarà totale, dolce e salato. Rachele Bastreghi dei Baustelle è appena uscita con un singolo cinematografico, se ci sarà dell’altro sarà una calamita. “Qui ed ora” di Paletti è prodotto da Sugar quindi Caterina Caselli, e arriverà presto, a gennaio. Scommetto a occhi chiusi sul nuovo disco di Marco Iacampo, equilibrio e grazia. Lucio Corsi da Vetulonia, di cui dicevo poco sopra. Cairobi, che poi erano Vadoinmessico e già andavano bene. Mi aspetto finalmente un lancio in grande stile per l’eclettico Go Dugong, performer elettronico di Piacenza. Terrei d’occhio quello che fa Nicola Donà, polesano trapiantato a New York e ora latore dei progetti Dizzyride e Mumble Jackson. Curiosità verso le TanteAnna di Alessandro Baronciani. Lascio altre supernovae sul tavolo, accanto alla frutta: Felpa, Salvo Ruolo, Ciao Beatrice, Morgan Con La I, Marianne Mirage, Il Bric, nel pescato qualcosa resterà. Ma per le next big things a raggio mondiale – e per il resto – suggerisco di seguire Pop Tòpoi su Medium: la sua Settimana Pop ha tutto quel serve quando ci si perde qualcosa. E soprattutto, non aspettiamoci niente da Sanremo.

Quali saranno invece le novità in merito a device e abitudini d’ascolto?
Sono sempre arrivato a rimorchio, non sono un geek, ma è facile prevedere che tutto si sposterà ancor più su mobile. E quindi nuove applicazioni, l’internet offline, anteprime offerte con mesi d’anticipo solo per gli ascoltatori digitali, lo streaming che definitivamente soppianta il download, la musica immateriale nella Nuvola, la canzone più che l’album, uscite centellinate lungo l’anno. Possono essere mesi oppure qualche anno, ma la tendenza è quella ed è segnata.

Trovate Enrico Veronese su Twitter e Spotify.

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì 22/12/14 alle ore 10:00 e classificato in Lifestyle » Film, Musica & (e)Books . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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