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La Festa del Papà vista e raccontata da Maurizio Pesce di Wired

Per la Festa del Papà abbiamo raggiunto per un soffio Maurizio Pesce, giornalista di Wired. La sta trascorrendo tra il lavoro e casa con la sua famiglia, ma è già in procinto di partire per un’altra avventura, destinazione F8 di San Francisco. E con questo viaggio saranno 136 aerei presi per il noto magazine…
Le sue risposte e i suoi preziosi consigli si aggiungono a quelli di Roberto D’Angelo ed Edoardo Schenardi. Ma ecco cosa ci ha detto Maurizio.

Sul tuo profilo Wired ti definisci “Staff Editor e coordinatore di Internet, Gadget e Mobile. Appassionato di Sampdoria, hamburger e serie tv. Viaggiatore seriale: per Wired, fin qui, ha preso 135 aerei”… Per la Festa del Papà in quale posto del mondo sei?
​Sono a Milano, ma con un trolley pronto vicino alla porta per andare a San Francisco: la prossima settimana sarò inviato per Wired all’F8, la conferenza per sviluppatori di Facebook.​ E prima che tu possa pensare a un hangar pieno di gente che parla in codice, ricordati che Facebook ormai è anche Instagram, WhatsApp e Oculus Rift, quindi ci saranno un sacco di incontri interessanti da seguire che non si basino esclusivamente sul PHP.

Com’è cambiato il “mestiere” di papà in piena era di internet, mobile e social media?
Credo sia migliorato parecchio, perché oggi un papà può usare Internet per cercare informazioni su tutto quello che non sa e chiedere aiuto​, se proprio non ce la fa. D’altra parte, però, mobile e social media sono anche una tentazione​ ​​da tenere a bada, prima di trovarsi ​immersi ​a scorrere la timeline di Twitter​ mentre ​​i figli devastano casa indisturbati. Non che mi sia mai successo, eh.​ Ipotizzavo.

Quanto è attuale la Festa del Papà?
​Per me molto poco, perché per Diamara ​è una festa vedermi ogni giorno. Ma mi accorgo che per i bambini è divertente avere un giorno ben preciso come riferimento, perché a scuola si impegnano a creare qualcosa in particolare per quella festa. Per loro è un obiettivo ben preciso e sono contenti di arrivare a quella data con un lavoretto fatto e finito, qualcosa di squisitamente orrendo che finirà presto sulla mia scrivania in ufficio.

Ci dai 3 hastag tra i tuoi preferiti in generale e ci dici il perché li ha scelti?
Il primo è #colazioneacasapesce, che usa Domitilla quasi tutti i giorni per condividere le nostre colazioni, e fa sorridere che la maggior parte della gente non creda che si possa avere tempo per apparecchiare prima di uscire di corsa per andare a scuola/lavoro/ovunque… e ce ne sono altrettanti che vogliono essere invitati, forse solo per verificare che non sia tutta una messa in scena.
Il secondo è #èperlavoro e mi diverte molto, perché lo uso per taggare le situazioni più belle e quelle più assurde in cui mi vado a cacciare mentre giro in giro per Wired: dalla cena con Netflix fino alle foto in cui ho qualche aggeggio in testa Oculus, Google Glass, visori, occhiali o altre stranezze.
Il terzo non ce l’ho: dopotutto, sono fatti per aggregare conversazioni e le conversazioni cambiano in fretta. Potrei dire #RomaSamp, perché lunedì scorso ho passato tre ore a commentare il posticipo con questo hashtag e il risultato finale me l’ha fatto piacere molto. Potrei dirti #Xfactor, perché è uno dei programmi che più mi diverte commentare su Twitter, ma la stagione è conclusa… Vedi? Gli hashtag passano in fretta​.

Ci dai 3 oggetti a misura di papà che hai visto al Mobile World Congress di Barcellona appena concluso?
Lo SPRO 2 di ZTE: è un piccolo proiettore portatile con Android a cui puoi connettere lo smartphone o su sui puoi copiare i tuoi filmati, per creare un cinema privato ovunque tu sia. Anche in cameretta, per una serata speciale. Ha una batteria che dura circa tre ore, quindi si può usare anche per vedere un bel film mentre sei in giro. A meno che non si tratta di Django: in questo caso ti perderesti il finale.
Lo smartwatch, un qualsiasi Android Wear: da quando sono usciti li ho provati tutti e mi rendo conto che con uno di quei cosi al polso ho il telefono in mano molto meno tempo – e così mi godo molto di più qualsiasi altra cosa e posso anche giocare senza paura di perdermi una chimata o un messaggio importanti. Gran parte delle notifiche che fanno vibrare il telefono si possono eliminare con una sola occhiata, mentre se sblocchi lo smartphone finisci sempre per fare un giro a controllare tutti i tuoi account principali, anche solo per curiosità.
Per me che sono sempre in giro, la terza è Bluesmart: è un trolley​ ​finanziato su Indiegogo che ha una batteria interna e due prese USB per caricare telefoni e tablet mentre sei in giro, il GPS e una SIM integrata con accordi mondiali di roaming, per rintracciarlo ovunque tu lo perda.​

Potete seguire Maurizio Pesce su Wired e tra gli altri sul suo profilo Twitter.

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Questo articolo è stato pubblicato giovedì 19/03/15 alle ore 18:00 e classificato in Lifestyle » Eventi . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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