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Safer Internet Day: 10 regole per i genitori verso figli bulli e cyberbulli

In occasione del Safer Internet Day – la giornata che si celebra oggi in oltre 100 Paesi in tutto il mondo dedicata alla sicurezza in rete col motto “Be the change: unite for a better internet” – rilanciamo un vademecum in 10 punti pubblicato sulla pagina Facebook di Una Vita da Social, la campagna coordinata della Polizia Postale e delle Comunicazioni che ha Vodafone Italia tra i suoi partner.

Se da una parte, infatti, bisogna aiutare i ragazzi a non cadere in tranelli o a rimarginare le ferite riportate dopo esserne stati vittime, dall’altra cosa deve fare un genitore se si accorge di avere un figlio bullo? Purtroppo i casi di cyberbullismo non diminuiscono e, anzi, sono aumentati dell’8% nel 2016 (Osservatorio nazionale adolescenza).

Qui invece la diretta su YouTube da Roma, con l’intervento di Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione (qui un ulteriore approfondimento sul Safer Internet Day).

L’autore dell’intervento che segue è Maura Manca, Psicoterapeuta e Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza. A corredo del testo, un video sugli errori da evitare sul web a cura di Generazioni Connesse, il Centro Italiano per la Sicurezza in Rete coordinato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Buona lettura.

“Cosa deve fare un genitore quando scopre che il figlio è un bullo o un cyberbullo?

In genere si dà tanto spazio alle vittime di bullismo e al come, i genitori dei ragazzi presi di mira, debbano gestire la situazione del figlio. Invece è molto importante anche individuare precocemente i bulli riconoscendo i segnali, i comportamenti e i tratti di personalità per poter intervenire precocemente e con efficacia.
Il problema del riconoscere e gestire i comportamenti del bullo o del cyberbullo è legato al fatto che il prevaricatore difficilmente parla di ciò che fa con gli adulti, tende sempre a negare e a sminuire i suoi comportamenti, trovando giustificazioni e dando la colpa agli altri.

1. È un ragazzo o una ragazza che non riconosce la reale entità e gravità delle sue azioni, cerca sempre di minimizzare ciò che fa sottolineando che stava giocando, che era uno scherzo o che l’altro se lo merita o l’ha provocato. In questo caso il genitore deve intervenire e spiegargli la differenza tra gioco e prevaricazione facendogli capire il limite tra i due comportamenti.

2. I bulli non si rendono conto dell’esito delle loro azioni, delle conseguenze da un punto di vista fisico e psichico nella vittima di ciò che dicono e che fanno. Non sono in grado di vedere anche il punto di vista dell’altro e di mettersi in discussione per analizzare i propri atteggiamenti e comportamenti. Visto questa modalità comportamentale, la perspicacia e l’intelligenza per manipolare gli altri e tirare l’acqua al proprio mulino, il genitore NON deve mai fermarsi alle apparenze e ai racconti superficiali del figlio, ma andare oltre e scavare nel profondo della situazione per capire cosa c’è realmente sotto.

3. Il genitore non deve mai aver paura di vedere e di realizzare che il proprio figlio è un bullo. Tantissime volte sento dire “non può essere mio figlio”, “lui o lei queste cose non le farebbe mai”, “stanno esagerando” o addirittura “lo stanno prendendo di mira”. Non si deve attaccare la scuola o l’altro ragazzo e tentare di deresponsabilizzare e di colpevolizzare gli altri per i comportamenti del figlio.

4. Non si devono MAI giustificare i comportamenti aggressivi e violenti del figlio perché gli si fa sperimentare maggiormente l’onnipotenza andando a rinforzare tali condotte. Nello stesso momento bisogna cercare di capire cosa gli manca, cosa lo spinge ad essere così cattivo nei confronti degli altri più deboli e di comprendere il suo stato emotivo. COMPRENDERE PERÒ NON SIGNIFICA GIUSTIFICARE, bisogna comunque intervenire e arginare questo tipo di comportamenti per il bene della vittima e del figlio bullo in modo tale che non incorra in sanzioni, sospensioni, bocciature o denunce che in tanti casi non risolvono il problema anzi amplificano il disagio del bullo che è comunque una vittima di un fallimento educativo e scolastico.

5. Sento spesso la frase del “sono problemi tra ragazzi”, “devono cavarsela da soli” oppure che “se l’altro non è in grado di difendersi è un problema suo” o “la vita è fatta di più forti e di più deboli, è la selezione naturale”. Quando un genitore ragiona così non mi meraviglio che il figlio sia un violento o si senta onnipotente essendo spalleggiato dal genitore fiero di avere un figlio forte.

6. Non picchiateli e non comportatevi in maniera violenta con loro, non è un intervento educativo efficace, non hanno paura, la prendono maggiormente come sfida, lo vivrebbero come un’ingiustizia creata da chi a detta loro “ha fatto la spia” e si accanirebbero molto di più di prima perché coverebbero rancore e rabbia. Fate una sorta di autoanalisi e cercate di capire cosa dovete cambiare nella relazione con vostro figlio, cosa è mancato e cosa potete dargli oggi, capendo se è anche il caso di farlo seguire da uno specialista nonostante sia molto difficile che trovino la motivazione per andarci visto che non riconoscono di avere un problema, anzi ritengono che glielo abbiano causato gli altri.

7. Iniziate a controllare le loro azioni online, a spiegargli i rischi e le conseguenze dei loro comportamenti, ciò a cui possono andare incontro e gli esiti negativi dei loro atteggiamenti in rete che hanno gli stessi esiti, anzi a volte sono più intrusivi, rispetto alle forme tradizionali. Prendete dei casi di cronaca e analizzate con loro la situazione facendogli vedere la rapidità della diffusione in rete, la facilità che si ha di comportarsi da leoni dietro uno schermo e i danni che tutto questo attiva nella vittima, fino al distruggergli la vita e il rischio suicidario.

8. Non giudicatelo e insultatelo, si aspetta una punizione e non sortirebbe gli esiti sperati. Entrerebbe da una parte e uscirebbe dall’altra. Bisogna essere fermi e diretti, rivolgersi a loro con tono autorevole e sanzionatorio stando molto ben fermi nella propria posizione di dissenso. Lui deve capire che non vi può manipolare, che non condividete ciò che fanno, anche se non lo dovete svalutare come persona perché attiverebbe in loro solo ulteriore frustrazione, ma non condividete ciò che fanno che è un comportamento sbagliato, grave e dannoso.

9. Il bullo è in costante ricerca di un ruolo, di riconoscimento e approvazione, bisogna spogliarlo del ruolo che si è costruito nel corso del tempo anche grazie al rinforzo del gruppo dei sostenitori e degli aiutanti, che lo rende forte e sicuro. Bisogna dargli gli strumenti per interagire con gli altri attraverso un’altra modalità e per integrarsi nel gruppo senza sentirsi superiore, considerando gli altri come sfigati meritevoli di essere presi di mira.

10. Si devono rivedere degli aspetti educativi che sono venuti meno soprattutto in relazione al concetto di diversità e di rispetto del prossimo. Il senso dell’altro questi ragazzi non ce l’hanno e si deve ripartire dalle basi se si vuole veramente cambiare questo tipo di comportamenti e di atteggiamenti”.

di Maura Manca
Psicoterapeuta, Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

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Questo articolo è stato pubblicato martedì 07/02/17 alle ore 12:00 e classificato in Web & Social » Novità dal Web . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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