Nuovi Scenari

Robot umanoidi e uomini sempre più tecnologici. L’evoluzione digitale dai bot ai chip sottopelle

I nuovi scenari aperti dalla tecnologia e dal digitale stanno percorrendo una doppia strada. Da una parte i robot e l’intelligenza artificiale che aiutano l’uomo in tante e sempre maggiori attività, assumendo talvolta sembianze umane. Dall’altra, gli uomini chiamati a integrarsi – anche fisicamente – con la tecnologia.

Su questi e altri temi abbiamo ascoltato due esperti. Il primo è Guido Romeo, giornalista d’innovazione per il Sole 24 Ore e Vogue (account Twitter @guidoromeo).

Guido: robot umanoidi da una parte e il transumanesimo (dai chip sottopelle e tanto altro ancora) dall’altra. A che punto siamo e come si evolveranno?

“La verità è che tutti noi viviamo ampiamente in queste due dimensioni e, a seconda di quanto siamo attenti, le vediamo o meno. Se pensiamo agli smartphone che abbiamo in mano tantissime ore al giorno, sono già un sistema molto sviluppato che comprende intelligenza artificiale e integrazione – anche se non strettamente fisica – con la persona. Oggi considero questo il canale di penetrazione più forte dell’intelligenza artificiale tra tutte le persone.
Se guardiamo i comportamenti dei nostri figli, la generazione post millennials ovvero quella degli iGen (i nati tra il 1995 e il 2010), hanno un rapporto sempre più simbiotico con gli smartphone. Più che un chip sottopelle è proprio lo smartphone a essere il canale di passaggio di tutta la realtà esterna o quantomeno di una grande parte della propria vita, con conseguenze positive e negative. Tra le positive, secondo alcune statistiche uscite di recente negli USA, c’è ad esempio quella che questi giovani guidano meno o vanno meno in giro e come conseguenza si registrano meno incidenti e minor crimini.

Tornando ai chip sottopelle ci sono questioni importanti da risolvere dal punto di vista legale e sociale, oltre a essere una decisione psicologica individuale “forte” e “complessa”. Ci sono comitati etici al lavoro in tutto il mondo e importanti tematiche di privacy da affrontare: ci vorrà un bel po’ di tempo prima di un vero sviluppo di questo settore.
Una cosa che invece vedo molto più prossima è quella dell’uso di altri mezzi tecnologici del transumano. Quella dei farmaci cognitivi, ad esempio, è già una realtà per molte persone. È vero, siamo a livelli primordiali, ma si tratta di un campo in pieno sviluppo. E il fatto che si tratti di una tecnologia farmacologica non digitale è per certi versi più accettabile di un chip fisico. Il film Limitless con Bradley Cooper e Robert De Niro e poi l’omonima serie su Netfilx, ovviamente da considerare in evoluzione e nei limiti delle legalità, descrivono bene questo fenomeno”.

Secondo uno studio condotto dal McKinsey Global Institute il 49% dei lavori attualmente portati avanti dagli esseri umani in tutto il mondo potranno essere automatizzati non appena la tecnologia sarà correttamente disponibile su scala globale.
“L’impiego dei robot è un beneficio per tutti gli esseri umani e rispetto alle statistiche odierne credo che gli impieghi e gli effetti siano in realtà ancora molto sottostimati. Capisco che possa esserci un certo timore se non una grande paura, da parte delle persone, rispetto ad esempio alla perdita del posto di lavoro, ma il fattore fondamentale positivo da tenere in considerazione è che i robot – nel senso più ampio del termine – ci facilitano e quindi ci liberano tempo.
In generale è possibile imporci delle limitazioni, ma non sono d’accordo perché è un errore fermare il progresso. Piuttosto sono favorevole al discorso del reddito di cittadinanza, in particolare a chi utilizza incentivi sulla formazione umana, sulla cultura, sullo studio.
In sintesi, lasciamo tempo all’uomo perché sia utile a se stesso e all’umanità per gli ambiti più creativi. Le macchine sono molto meglio di noi per quelle ripetitive… Quindi ben venga tutto!”.

Ma le macchine dotate di intelligenza artificiale possono diventare pericolose?
“Rispetto a quanto appena detto un discorso completamente diverso è se dare la possibilità alle macchine di uccidere: si vedano i droni in guerra, automatizzati o completamente automatizzabili. Alcuni grandi personaggi, come Elon Musk, hanno lanciato una moratoria a livello internazionale per evitare questo tipo di indipendenza. Vedremo…”.

Un esempio di come la nostra vita quotidiana cambiera?
“Cito su tutte due case automobilistiche, Toyota e Tesla, che hanno annunciato soluzioni di portabilità della configurazione della, nella e dalla nostra automobile. In altre parole, facciamo l’esempio di un professionista che viaggia per molte ore al giorno in automobile. Quest’ultima, al dunque, è l’entità con cui il conducente “dialoga” più di qualsiasi altra persona. Una vettura grazie, all’intelligenza artificiale che raccoglie e analizza dati, diventa quindi un’entità intelligente trasferibile con altri device anche in casa, in barca o in ufficio e che ci aiuta nel nostro lavoro e nel tempo libero. E viceversa. Non stiamo parlando solo di guida senza pilota o di sicurezza, ma tanto di più compresi tutti i servizi che appunto possiamo ricevere.
Parliamo poi del medicina, con le macchine sempre più in grado – grazie agli insegnamenti impartiti dagli umani – di leggere e interpretare, ad esempio, le radiografie scovando malattie difficilmente visibili con l’occhio umano o comunque capaci di analizzare con molta più velocità un gran numero di referti, aiutando il lavoro del medico che supervisiona ed è pronto a intervenire con la sua fondamentale esperienza.
Per vedere questi tipi di progressi ci vorranno anni. Assisteremo a tanti eventi, forse incidenti o addirittura tragedie che ci spingeranno poi a darci dei limiti, delle regole. Quello che sicuramente mi sento di dire, è che oggi come oggi non possiamo restare fuori da questo sviluppo tecnologico: sia a livello individuale, che di imprese, che di governi.

Per concludere, vorrei citare un caso attualissimo: nelle scuole di fotografia c’è difficoltà a trovare docenti che insegnino a stampare su carta, visto che ormai quasi tutti utilizzano il digitale e non hanno magari mai nemmeno visto un rullino fotografico. Ecco, l’evoluzione è importantissima, ma non dimentichiamoci mai dell’importanza dell’essere umano e delle sue insostituibili capacità”.

L’altro esperto con cui abbiamo parlato è Massimo Temporelli, fisico, divulgatore scientifico, storico e non ultimo co-fondatore e presidente di The FabLab – Make it real di Milano (account Facebook @temporelli).

Massimo, andare a passeggio con il nostro cane da una parte e un robot dall’altra è fantascienza?
“Assolutamente no, in parte è già il presente, in parte è il futuro. Oggi siamo alla finestra, in una fase assimilabile al PC negli anni ’80 o agli smartphone 15 anni fa. Si trattava di oggetti di nicchia, poi diventati diffusi oltre ogni migliore aspettativa. Tra 10 anni tante soluzioni ora per pochi, o solo immaginabili, saranno una realtà condivisa a livello planetario”.

Ci citi 5 soluzioni che ci aiutano nel nostro quotidiano o che hanno iniziato a diffondersi?
“1) Senza dubbio Google Maps, Mappe o altre app simili che ci indicano il traffico: quando dobbiamo andare in un posto in automobile, tutti facciamo la strada evidenziata come prima opzione, cioè quella che si percorre con meno tempo, anche se paradossalmente più lunga. Anni fa avremmo fatto quella che sapevamo era la più breve, ma alla fine ci avremmo messo molto di più! Questo è un caso esemplare di dati che l’intelligenza artificiale raccoglie dall’ambiente reale, elaborandoli e restituendoceli con più soluzioni. A noi la scelta. Oggi ci siamo talmente abituati al navigatore col traffico in tempo reale che a nessuno sembra la rivoluzione che invece è rispetto al modo di spostarsi di soli pochissimo tempo fa.
2) A livello di casa penso ad Alexa di Amazon (a sinistra in foto, n.d.r.) o Home di Google, due soluzioni per la casa con cui regolare ad esempio le luci, i riscaldamenti oppure ordinare una pizza, tutto semplicemente impartendo dei comandi vocali. Fino a pochi anni fa sorridevamo guardando scene del genere in un film. Ora possiamo averle in salotto…
3) I microchip sottopelle in Germania vengono già usati per pagare il biglietto del treno o per entrare al lavoro: basta caricarvi delle cifre di denaro o inserire la propria identità al loro interno e poi avvicinarle a dei sensori. In Italia siamo ancora molto indietro. Certamente è una soluzione innovativa, ma vedremo il suo evolversi.
4) Di sicuro il microchip inserito in una mano o in un’altra parte del corpo la soluzione al momento più estrema dell’integrazione uomo-robot. Ma se pensiamo a tutti i wearable device, i cosiddetti indossabili, che ci danno consigli di sport, di alimentazione, di salute, misurano i battiti, la temperatura e tanto altro ancora, il fenomeno è già di massa.
5) Come non parlare, infine, del settore automotive: dalle auto che frenano da sole di fronte a un ostacolo a quelle che hanno iniziato a procedere senza pilota, la rivoluzione è in atto”.

Integrazione tra intelligenza artificiale e intelligenza umana: come la vedi?
“La tecnologia ci offre e darà sempre più nuovi compagni di giochi, di compagnia, di vita, di lavoro decisamente molto intelligenti. È una grande sfida, una grande possibilità. Dobbiamo però studiare, essere colti, essere aggiornati: tutti, sia chi li inventa che chi li usa.
Un aspetto su cui voglio far riflettere ognuno di noi, però, è che non possiamo far progettare queste soluzioni solo agli ingegneri: nei team di lavoro in tutto il mondo ci devono essere filosofi, psicologi, storici, poeti, matematici… Non ci servono macchine che funzionano, ma che funzionino con gli esseri umani. Quindi tutti dobbiamo partecipare a creare questa nuova grande rivoluzione che stiamo vivendo”.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: IL CASO TOBi DI VODAFONE
La parola “bot” è una abbreviazione dei termini e del significato che essi esprimono “knowledge robot”, ovvero programmi di intelligenza artificiale – quindi dotati anche di capacità di comprendere ed evolversi – creati per svolgere compiti in modo autonomo. Tra i tanti bot al lavoro tra computer, smartphone, centri dati e laboratori esistono i chat bot, cioè quei sistemi che riescono a interagire via chat con gli esseri umani.
Tra i pionieri in questa area c’è proprio Vodafone, che in Italia ha lanciato a inizio 2017 Vodafone Bot, poi diventato TOBi (che, letto al contrario in inglese, diventa I”I Bot”). I clienti possono “parlare” con questo simpatico e puntuale assistente digitale dall’app My Vodafone, dalla pagina Facebook Vodafone it, sia in modalità desktop che mobile tramite la chat privata oppure attraverso l’app Messenger.

Questo sistema – in costante miglioramento – analizza e interpreta le frasi e le domande più semplici dei clienti basandosi su un motore semantico capace di riconoscere varie sfumature linguistiche, suggerendo poi la risposta più pertinente. Nel caso, invece, di domande più complesse collega il cliente direttamente all’operatore.
Si capisce come l’intelligenza artificiale anche in questo ambito sia importantissima, per dare al cliente il miglior servizio nel minor tempo possibile: attualmente circa il 90% delle interazioni totali mensili con Vodafone avvengono attraverso il digitale. Tra gli altri dati, basti pensare che nell’app My Vodafone le visite sono oltre 80 milioni al mese mentre i fan su Facebook sfiorano i 2 milioni.

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 08/09/17 alle ore 17:00 e classificato in Nuovi Scenari . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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