Angolo del Lavoro

Cresce lo Smart Working in Italia: soddisfatto il 99% dei lavoratori, benefici per 13,7 miliardi di euro

Smart Working, ovvero “lavoro agile”, cioè la possibilità data al dipendente di poter svolgere i propri compiti uno o più giorni alla settimana dalla propria casa o comunque lontano dalla sede aziendale. Una volta c’era il “telelavoro”, oggi grazie alla sensibilità del legislatore, all’avanguardia di numerose dirigenze e alle nuove tecnologie, si è andati molto oltre. Vediamo come stanno andando le cose in Italia grazie alla fotografia scattata dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, realizzata con numerosi partner tra cui Vodafone Italia.

 

Dal telelavoro allo Smart Working
Prima di entrare nel dettaglio, una breve distinzione tra il cosiddetto “telelavoro” – che in sostanza consiste nello spostamento (totale o parziale) della sede di lavoro dall’azienda alla casa del telelavoratore – e lo Smart Working che secondo la legge è una “modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa”. In sostanza l’obiettivo di questa non indifferente evoluzione del lavoro “a distanza”, senza sede fissa, è in primis quello di agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e allo stesso tempo incrementare la competitività.

 

Cresce lo Smart Working in Italia
Nel nostro Paese i dati parlano di un aumento tra 2016 e 2017 del +14% (+60% rispetto al 2013) con 305.000 smart worker coinvolti, che rappresentano l’8% dei lavoratori che rientrano in questa che ormai è una pratica lavorativa riconosciuta. “Gli Smart Worker – sottolineano i ricercatori dell’Osservatorio del Politecnico – si distinguono per maggiore soddisfazione per il proprio lavoro e maggiore padronanza di competenze digitali rispetto agli altri lavoratori”.

 

Dalle grandi imprese alla PA
Tra le grandi imprese il 36% ha già lanciato progetti strutturati, il 50% ha avviato o sta per avviare un progetto, anche se – tra i limiti attuali – le iniziative che hanno portato veramente a un ripensamento complessivo dell’organizzazione del lavoro sono ancora limitate e riguardano circa il 9% delle grandi aziende.
A livello di PMI si registra una minore adesione: il 22% delle aziende ha progetti di Smart Working, ma di queste solo il 7% lo ha fatto con iniziative strutturate, un altro 7% dichiara di non conoscere il fenomeno, mentre un 40% si dichiara “non interessato” in particolare per la limitata applicabilità nella propria realtà aziendale.
Nella Pubblica Amministrazione, invece, solo il 5% degli enti ha attivi progetti strutturati e un altro 4% pratica lo Smart Working informalmente, ma a fronte di una limita applicazione c’è un notevole fermento, con il 48% che ritiene l’approccio interessante, un ulteriore 8% che ha già pianificato iniziative per il prossimo anno e solo il 12% che si dichiara non interessato.

 

13,7 miliardi di euro di benefici e -135 kg di CO2 all’anno
Se da una parte alcune aziende sono molto lungimiranti e dall’altra molte altre ancora faticano a entrare in un’ottica di miglioramento seguendo lo Smart Working, per i ricercatori i benefici economico-sociali potenziali sono enormi: “L’adozione di un modello ‘maturo’ di Smart Working per le imprese – sottolineano dall’Osservatorio del Politecnico di Milano – può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che a livello di sistema Paese significano 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi. Per i lavoratori, anche una sola giornata a settimana di remote working può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti; per l’ambiente, invece, determina una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno”.

 

Tecnologie digitali presenti al 95%
Senza tecnologia non si va da nessuna parte, tantomeno in un ambito come lo Smart Working. Ma in questo caso ci sono solo “rose e fiori”, poiché come confermano i ricercatori nelle grandi organizzazioni, a prescindere dalla presenza di un progetto di Smart Working, le tecnologie che supportano il lavoro da remoto sono già ampiamente diffuse. Quello che ci vuole, è appunto un cambiamento di mentalità…

Relativamente alle soluzioni a supporto della sicurezza e dell’accessibilità dei dati da remoto e da diversi device, queste sono presenti nel 95% delle aziende, mentre quelle per device mobili e mobile business app toccano l’82%. I servizi di social collaboration integrati a supporto della collaborazione e della condivisione della conoscenza toccano il 61%, mentre le workspace technology – che permettono un utilizzo più flessibile degli ambienti, agevolando il lavoro in mobilità all’interno delle sedi aziendali – sono meno diffuse e si attestano a un 36%.

 

Soddisfazione al 99%
Tra gli altri dati della ricerca emerge come rispetto alla media dei lavoratori gli smart worker sono più soddisfatti del proprio lavoro: soltanto l’1% si ritiene insoddisfatto nel complesso (contro il 17% degli altri lavoratori), il 50% è pienamente soddisfatto delle modalità di organizzare il proprio lavoro (22% per gli altri), il 34% ha un buon rapporto con i colleghi e con il capo (16% per gli altri). Inoltre, gli smart worker ritengono di avere una più adeguata padronanza di competenze soft relazionali e comportamentali legate al digitale (Digital Soft Skills), che consentono alle persone di utilizzare efficacemente i nuovi strumenti digitali per migliorare produttività e qualità delle attività lavorative. In particolare, gli smart worker hanno una superiore capacità di collaborare efficacemente in team virtuali esercitando una leadership: solo l’1% ritiene di non avere sviluppato in maniera soddisfacente questo tipo di skill, a fronte del 27% degli altri lavoratori.

 

40 ore di vita in più all’anno…
Si è calcolato che il tempo medio risparmiato da uno smart worker per ogni giornata di lavoro da remoto sia di circa 60 minuti. Considerando una giornata a settimana di lavoro “smart”, in un anno si hanno a disposizione almeno 40 ore, senza calcolare il risparmio sui costi di spostamento (oltre al minor inquinamento medio citato due paragrafi sopra).

 

“Smart Working: sotto la punta dell’Iceberg”
E con questi dati appena elencati, si capisce bene perché la ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano si intitola proprio “Smart Working: sotto la punta dell’Iceberg”.

“Sotto la superficie dello Smart Working così come oggi lo conosciamo c’è una grande opportunità di contribuire a ripensare il lavoro del futuro per rendere imprese e pubbliche amministrazioni più produttive e intelligenti, lavoratori più motivati e capaci di sviluppare talento e passioni, una società più giusta, sostenibile e inclusiva – afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working – I benefici dello Smart Working per imprese, lavoratori e società sono troppo importanti per potersi permettere di non sviluppare immediatamente un piano di interventi volto ad accompagnare e incentivare un fenomeno in grado di dare nuovo slancio al sistema Paese”.
“C’è ancora molto da fare per rendere lo Smart Working un’occasione di cambiamento profondo della cultura organizzativa – aggiunge Fiorella Crespi, direttore dell’Osservatorio Smart Working -. Occorre pensare a modalità di lavoro innovative anche per la maggioranza dei lavoratori esclusi, soprattutto nelle PMI e nelle pubbliche amministrazioni, dove, nonostante gli apprezzabili sforzi a livello normativo, la diffusione dello Smart Working è tutt’altro che incoraggiante. Le azioni di sistema portano a sperare ad un cambio di passo per il prossimo anno, in cui lo Smart Working possa rivelarsi un’occasione di rilancio per tanti lavoratori”.

 

Vodafone Italia in prima linea
Vodafone Italia è (in foto il Vodafone Village di Milano) una delle realtà che ha prestato e rivolge maggiore attenzione alle tematiche dell’occupazione e in particolare del settore dello Smart Working, con numeri che la collocano tra le prime aziende del Paese anche in questo specifico ambito. Oggi, infatti, sono oltre 3.500 i dipendenti che possono richiedere di svolgere 1 giorno a settimana di lavoro da remoto.

Nell’ambito della propria Agenda dell’Inclusione, l’8 marzo di quest’anno in occasione della Festa della Donna, Vodafone ha riservato un’altra significativa opzione per le dipendenti e i dipendenti al rientro da una maternità o da un congedo di paternità: poter usufruire di 2 giorni di Smart Working alla settimana per i primi due mesi dal rientro in azienda e fino ai 18 mesi di vita del bambino.

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 20/10/17 alle ore 17:00 e classificato in Angolo del Lavoro . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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