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Le città oltre che smart diventano sempre più sostenibili. Milano guida la sfida tra 106 comuni italiani

Da “smart city” a “smart sustainable city”: le città devono diventare sempre più (purtroppo per molte quasi totalmente…) oltre che smart – ovvero a misura di cittadino, inclusive, intelligenti, tecnologiche – anche sostenibili dal punto di vista ambientale-climatico.
Lo dice tra gli altri pure una grande istituzione super partes, quella delle Nazioni Unite, attraverso i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – i cosiddetti SDGs (Sustainable Development Goals) – suddivisi in 169 target che i Paesi di tutto il mondo sono chiamati a raggiungere entro il 2030.
Un programma, rispetto al quale l’Italia mostra le debolezze di sempre tradendo una condizione di “non sostenibilità”, a cui si aggiunge un netto divario tra Nord e Centro-Sud. A firmare quest’ultima considerazione è FPA che ha presentato in settimana il rapporto ICity Rate 2017 – con Vodafone Italia main partner e presente ai lavori – dove si sottolinea che “le città italiane più intelligenti sono anche quelle più vicine agli obiettivi globali di sviluppo sostenibile”. Insomma, dietro a tante nubi c’è anche il sereno, ma bisogna conquistarlo.

 

Milano la città più “smart” d’Italia, Bologna e Firenze sul podio
Secondo il rapporto ICity Rate 2017 – effettuato analizzando 106 comuni capoluogo – Milano è la Smart City più avanzata in Italia. Come sottolineano i ricercatori, il capoluogo lombardo si conferma al primo posto per il quarto anno consecutivo, staccando le altre città in particolare per crescita economica, mobilità sostenibile, ricerca/innovazione, trasformazione digitale, con ottimi risultati anche nella partecipazione dei cittadini e nella gestione dei beni comuni. Anche se in questa edizione il distacco del capoluogo lombardo è quasi azzerato, per l’introduzione di variabili ambientali come il consumo di suolo (in cui si colloca al 97esimo posto) e qualità dell’aria (98esimo), che ne riduce la distanza dalle città inseguitrici. Al secondo posto, infatti, la tallona Bologna, medaglia d’argento con solo due punti di distanza dal vertice (contro gli oltre 50 del 2016), potendo vantare il primato nell’energia e nella governance e in generale un approccio complessivo di buon equilibrio nei diversi ambiti che compongono la “città intelligente”. Firenze invece si riprende il terzo posto che aveva perso lo scorso anno, in particolare grazie a politiche per turismo sostenibile e cultura, crescita digitale, energia e ambiente.

 

Centro-Sud fuori dai primi 45 posti
A seguire le prime classificate troviamo Venezia, Trento, Bergamo, Torino, Ravenna, Parma e Modena. “Si scorge un forte blocco di città emiliano-romagnole, esempi di successo per sostenibilità, inclusione e innovazione – spiegano i ricercatori – e si evidenzia la forte accelerazione di Bergamo (sesto posto con un salto di ben 5 posizioni rispetto all’anno scorso), grazie ai buoni risultati in crescita economica e ricerca/innovazione, e di Trento (quinto posto, 3 posizioni guadagnate), grazie ad ambiente e economia circolare.
Nello sviluppo della Smart City sono in evidente ritardo le città del Sud: scorrendo la classifica dei 106 capoluoghi italiani oggetto di indagine, la prima a comparire è Cagliari, solamente al 47esimo posto. Mentre la coda del ranking è interamente occupata dalle città meridionali: all’ultimo posto Trapani, preceduta da Vibo Valentia, Caltanissetta, Agrigento, Crotone, Catanzaro, Enna, Catania, Foggia, Benevento. Di lenta crescita è il risultato di Roma, al 17esimo posto della classifica generale: pur con uno scatto in avanti di 4 posizioni, soprattutto grazie alla trasformazione digitale (diffusione banda larga ed ultra larga, open data, utilizzo dei social, servizi on line, etc) la Capitale si conferma indietro rispetto alle città di vertice in parametri cruciali per le grandi città come mobilità sostenibile, energia, occupazione, governance.

 

Anche l’Agenda 2030 dell’ONU tra criteri della ricerca ICity Rate
Per fotografare la situazione delle città italiane nel percorso per diventare “smart”, FPA ha individuato e analizzato 15 dimensioni urbane che in ambito nazionale e internazionale definiscono i traguardi per le città. Eccole: 1) povertà, 2) istruzione, 3) aria e acqua, 4) energia, 5) crescita economica, 6) occupazione, 7) turismo e cultura, 8) ricerca e innovazione, 9) trasformazione digitale e trasparenza, 10) mobilità sostenibile, 11) rifiuti, 12) verde pubblico, 13) suolo e territorio, 14) legalità e sicurezza, 15) governance. Le dimensioni tengono insieme 113 indicatori che, aggregati nell’indice finale ICity index, consentono di stilare la classifica finale tra 106 comuni capoluogo. Poiché è impossibile progettare e governare delle Smart City senza tener conto degli obiettivi di sostenibilità introdotti dall’Agenda 2030 dell’ONU, FPA li ha introdotti nella sesta edizione.

 

“È necessario porre al centro la dimensione urbana”
“La Smart City del futuro deve essere anche sostenibile, ma i risultati del rapporto ICity Rate 2017 evidenziano complessivamente un ritardo del sistema urbano italiano nei confronti degli obiettivi di sostenibilità, che rischia di limitare l’attrattività e la vivibilità dei nostri centri urbani – rileva Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA –. I 106 comuni capoluogo analizzati raccontano un’Italia delle città senza una politica coordinata e un quadro di riferimento condiviso per rispondere a grandi sfide come cambiamento climatico, povertà, mobilità sostenibile, consumo di suolo e sicurezza. Serve un coordinamento di tutti i livelli di governo con al centro la dimensione urbana, perché nelle città si addensano i problemi sociali ed economici, ma si trovano anche le competenze e le risorse per risolverli”.
“Milano, Bologna e Firenze, le tre città al vertice di ICity Rate 2017, rappresentano modelli diversi di sviluppo e di governance urbana in grado di portare risultati importanti – prosegue Dominici – Milano, trainata dal dinamismo economico e dalla capacità di innovare processi decisionali e servizi, è la più solida ‘piattaforma abilitante’ per la Smart City del Paese, ma sconta un disallineamento nella sostenibilità ambientale e in parte in quella sociale. Bologna punta a tenere insieme qualità dell’ambiente, politiche di welfare e di innovazione territoriale in un equilibrio complessivo. Firenze è salda nelle sue vocazioni, il turismo e la cultura, che sono motore di sviluppo economico ma la portano anche a fare i conti con impatti sociali e ambientali. Inoltre, si nota il rafforzamento del sistema urbano emiliano-romagnolo, che rappresenta una struttura baricentrica per il resto d’Italia, e l’importanza delle città intermedie del centro-nord che sono una connessione tra le aree metropolitane. Risulta pesante invece il ritardo strutturale di gran parte delle città del Sud e quello di Roma, su cui si evidenzia solo qualche debole segnale di movimento”.

 

Il focus sulla prima in classifica
Come detto, Milano rimane salda al primo posto per il quarto anno consecutivo, ribadendo la sua eccellenza in molte dimensioni oggetto di indagine. Distanzia in modo significativo la maggior parte delle altre città per crescita economica, mobilità sostenibile, ricerca e innovazione e trasformazione digitale, mostrando un ottimo posizionamento anche per innovazione sociale, progettazione innovativa per lo sviluppo urbano e amministrazione condivisa. È al primo posto nel 20% degli indicatori oggetto di indagine. Ad esempio per produttività, con 46.227 euro di valore aggiunto pro-capite (contro una media italiana di 22.751), per imprenditorialità, con 12,9 imprese attive per 100 abitanti (contro 8,9 di media), per diffusione di banda ultra larga, con 9,5% abbonamenti sulla popolazione residente (media 1,4%), per diffusione del coworking, con il 22,5% del totale dei servizi offerti in Italia (media 0,8%), per diffusione di home banking, con 70,8% di clienti ogni 100 residenti (42,7% di media), per offerta di trasporto pubblico locale, con 16.218 posti a Km per abitante offerti (media 2.391), per diffusione di bike sharing, con 3,5 biciclette disponibili ogni 1000 abitanti (media 0,5). Tuttavia, Milano è anche la città che più ha risentito dell’introduzione di variabili ambientali nella ricerca come il consumo di suolo (97° posto), la qualità dell’aria (98°). E un suo punto debole resta legalità e sicurezza, in cui anche quest’anno si posiziona al fondo della classifica (83°).

 

Il 5G Vodafone a Milano
Per rendere una città sempre più smart e sempre più sostenibile non si può prescindere dalla connettività, dalla fibra alla rete mobile. Facciamo un esempio in ambito automotive e trasporti: per far circolare auto e bus elettrici, a guida autonoma, che evitino incidenti, abbattano le emissioni, velocizzino gli spostamenti e via dicendo, è fondamentale connettere tra loro tutti i veicoli e allo stesso tempo farli dialogare con i semafori, i pedoni, i parcheggi e tutto ciò che è l’ecosistema stradale cittadino. Lo stesso si può dire per l’utilizzo dei droni come mezzi di trasporto di oggetti e di persone.
Per fare tutto ciò si rende necessaria una potenza di rete molto elevata ed ecco che entra in scena il 5G, su cui ad esempio Vodafone ha ottenuto l’assegnazione della sperimentazione proprio a Milano, oltre alla IperFibra Vodafone fino a 1 Gigabit già operativa.

La rivoluzione dell’Internet of Things
Questa nuova forma di connettività mobile aprirà la porta scenari fino a oggi solo in parte immaginabili grazie alla possibilità di collegare temporaneamente milioni di oggetti (Internet of Things – IoT), garantendo altissime velocità di scambio dati.
L’attuale rete 4G Vodafone (che copre oltre il 97% della popolazione italiana) ha una velocità per ogni singola cella di circa 200 Megabit al secondo in download, con tempi di latenza (cioè quel lasso di tempo che un bit impiega per attraversare la rete) di 20-30 millisecondi.
La rete 4.5G Vodafone, invece, raggiunge 800 Megabit, con una latenza ridotta a 12-15 millisecondi. Il 5G Vodafone a partire dal 2020 arriverà a capacità fino a 20 GB al secondo, una latenza di appena 2 millisecondi e capacità di connettere fino a 1 milione di oggetti per chilometro quadrato.

 

Sempre più oggetti connessi
A oggi Vodafone è leader mondiale con oltre 59 milioni di oggetti connessi a livello globale e in Italia con 6,3 milioni di SIM IoT. E le novità non sono certamente finite, a iniziare dal piano di investimento di 10 milioni di euro per portare la rete “Narrowband Internet of Things” nel nostro Paese annunciato nei giorni scorsi.

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì 27/10/17 alle ore 17:00 e classificato in Stili di Vita . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.
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