Mondo Vodafone

La società del futuro passerà attraverso la connessione in 5G

 

Ancora non possiamo prevedere quando finirà la Quarta Rivoluzione Industriale. Due, però, sono le cose certe. La prima è la data d’inizio che possiamo segnare a cavallo tra il 2016 e il 2017. La seconda è che la maggior parte di noi la vivrà in pieno e, anzi, ha iniziato già a farlo, anche se non ce ne stiamo ancora bene rendendo conto…

 

Dal vapore al digitale
Se il vapore ha segnato la prima grande rivoluzione (indicativamente nel periodo 1760-1840), l’elettricità la seconda (1870-1940) e l’innovazione tecnologia la terza (1960-2015) con tutte le conseguenze che abbiamo studiato a scuola e vissuto fino a oggi, questa “quarta era” (4.0) sarà contraddistinta da una società connessa a tutti i livelli: dal cosiddetto internet delle cose (Internet of Things) – controllabili anche dal nostro smartphone – fino alla robotica, dalla manifattura digitale all’intelligenza artificiale, dalle auto a guida autonoma alla realtà aumentata, dai droni per consegnare i pacchi dal cielo alla sanità (si pensi al primo soccorso con possibilità di interventi urgenti eseguibili sul paziente da parte dei medici fisicamente in ospedale già durante il trasporto in ambulanze connesse), dall’agricoltura alla cucina di casa fino a un’infinità di applicazioni che cambieranno totalmente il nostro modo di vivere. Ovviamente in meglio.

Non bisogna, però, aver paura del progresso ma, al contrario, conoscerlo, viverlo, costruirlo anche da protagonisti e sfruttarlo per stare meglio da soli e in famiglia, dal lavoro al tempo libero.

 

Verso una società sempre più connessa
Per capire cosa significa società connessa, prendiamo un solo piccolo esempio legato alla mobilità: le auto a guida completamente autonoma, ovvero senza necessità di conducente.
Questi mezzi, oggi sperimentali, potranno circolare legalmente per le strade solo quando saremo in grado di connetterli (farli “dialogare”) sia tra loro, sia con i semafori, i mezzi di trasporto pubblico, i pedoni e via dicendo. Cioè, per farli procedere “da soli” non sono sufficienti i pur sofisticati sensori come telecamere, radar e sonar come quelli già montati sui veicoli di ultima generazione in commercio.
Per arrivare alla guida autonoma (livello 5), infatti, non basta che l’auto inchiodi automaticamente se un pedone sta attraversando la strada come si vede oggi in alcune pubblicità (visto che questa funzione diventerà obbligatoria in Italia per i veicoli in vendita dall’inizio del 2018). Al contrario, un mezzo totalmente autonomo deve essere in grado di sapere, ad esempio, se dietro quella curva a gomito o a quell’incrocio “cieco” sta arrivando un’altra autovettura, ben prima di arrivarci. E lo deve sapere “in diretta”, senza ritardi. Come è possibile?

Ipotizziamo prima un altro scenario, quello di essere in coda nel traffico per andare in ufficio: il primo di cinque mezzi davanti a noi inchioda per un qualsiasi motivo. Cosa succede oggi? Sia i nostri occhi sia gli eventuali i sensori di assistenza alla guida reagiscono di fatto solo quando ci si accorge dell’inizio della frenata del veicolo di fronte a noi. Con le auto connesse al 100% (e vedremo tra poco come…), la nostra auto inizierà invece a rallentare mantenendo la massima distanza di sicurezza già quando la prima delle sei rallenterà (e così tutte le altre)… Ed evitando che tra le sei auto, magari proprio la nostra, centri in pieno quella davanti.

Ancora: con la stagione invernale forti temporali, ghiaccio e neve sono all’ordine del giorno. In caso acquaplaning o di fondo ghiacciato, grazie al futuro connesso la prima vettura che rivelerà un problema lo trasmetterà subito a quelle in arrivo scongiurando le gravi conseguenze che tutti noi possiamo facilmente immaginare.

 

5G: la nuova pietra miliare
Dunque, i campi di applicazione di questa nuova ondata d’innovazione sono e saranno sempre più numerosi (qui tre approfondimenti su realtà aumentata, droni e smart city). Ma in tutto ciò l’elemento fondamentale è uno: la capacità di connettere in modo adeguato il mondo. E se da una parte è importantissimo l’utilizzo della fibra ottica che collega sempre più case, uffici, aziende a iniziare dalle grandi città, dall’altra il vero punto di svolta – il fulcro della Rivoluzione 4.0 – sarà l’utilizzo delle connessioni mobile in 5G, grazie alle quali raggiungere ogni luogo senza il vincolo di un cavo fisico. Ma vediamo più nel dettaglio quale universo è nascosto dietro al numero 5 e alla lettera G.

 

I 3 pilastri del 5G
Connettere sempre più oggetti e garantire una velocità di trasmissione delle informazioni praticamente istantanea, significa una crescita esponenziale della quantità di dati in circolazione. Signore e signori, ecco a voi la Gigabit Society.
Quanti giga utilizzate in ogni rinnovo sul vostro smartphone: 2, 4, 10 giga? Per restare sempre in tema di auto, in un solo minuto una vettura connessa e in modalità di guida autonoma potrà arrivare a “consumare” 10 giga!
Ma ecco che in nostro aiuto arriva appunto il 5G che sarà in grado di garantire: 1) velocità di download oltre i 10 gigabit al secondo; 2) capacità di connettere fino a 1 milione di oggetti/device per 1 chilometro quadrato; 3) latenza (quel lasso di tempo in cui un singolo bit di informazione attraversa una rete) prossima a 1 millisecondo.
Performance che possiamo definire veramente “epocali” e su cui si evolverà appunto questa rivoluzione appena iniziata…
Di seguito il confronto tra le potenzialità dal 4G al 5G Vodafone:
4G
velocità: 70 Mbps
latenza: 50 ms
device: 500
4G+
velocità: 225/300 Mbps
latenza: 45/40 ms
device: 1.000/1.500
4.5G
velocità: 800 Mbps
latenza: 10 ms
device: 10.000/15.000
5G
velocità: 1-10 Gbps
latenza: 1 ms
device: oltre 1 milione.

 

Il 5G parte da Milano
In settimana a Milano è stato dato ufficialmente il via alla sperimentazione del 5G Vodafone, destinata a fare del capoluogo meneghino la capitale europea del 5G, grazie anche al coinvolgimento di 28 partner e 10 aziende-istituzioni locali, dal Politecnico di Milano al Comune, dalla Regione Lombardia all’ATM, da Huawei a Sky, da FCAa Pirelli, da FS a Magneti Marelli, dall’Humanitas al San Raffaele per citarne solo alcune. Il tutto con un investimento da parte di Vodafone Italia di circa 90 milioni di euro (oltre a 10 milioni di euro in 4 anni per il bando per start up “Vodafone Action for 5G”) che porterà entro la fine del 2018 alla copertura dell’80% del territorio di Milano e area metropolitana e del 100% entro il 2019.

 

41 Use Cases
Il progetto con cui Vodafone ha vinto il bando pubblico su Milano indetto dal Ministero dello Sviluppo Economico si svilupperà concretamente attraverso 41 specifici progetti di forte rilevanza sociale ed elevata scalabilità, suddivisi in 7 ambiti: sanità e benessere (9), sicurezza e sorveglianza (5), smart energy, smart grid e smart city (3), mobilità e trasporti (4), manifattura e industria 4.0 (12), education, learning ed entertainment (7) e digital divide (1).

 

Se non possiamo prevedere quando finirà la Quarta Rivoluzione Industriale, sappiamo che è già iniziata. Allacciamo le cinture e buon viaggio!

Commenti (1)
Questo articolo è stato pubblicato venerdì 15/12/17 alle ore 16:00 e classificato in Mondo Vodafone . E' possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

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